I mercati energetici sono stati scossi da una forte volatilità nelle ultime settimane, mentre gli investitori cercano di valutare l’impatto di una possibile repressione violenta dei disordini civili in Iran, grande produttore di petrolio, e la potenziale risposta di Washington. Negli ultimi quattordici giorni, l’ipotesi di un’azione militare congiunta tra forze speciali statunitensi e aviazione israeliana contro Teheran è diventata l’ennesimo fattore geopolitico destabilizzante del 2026, dopo la cattura del presidente del Venezuela, altro Paese chiave per l’offerta petrolifera globale, in un’operazione delle forze speciali USA avvenuta il 3 gennaio.
Il picco dei prezzi del petrolio è stato toccato nella serata di mercoledì, quando sono emerse indiscrezioni sul ritiro di personale statunitense e britannico da una base militare in Qatar e sulla chiusura dello spazio aereo iraniano a tutti i voli civili. Eventi che hanno alimentato l’illusione di un attacco imminente contro l’Iran. In assenza di sviluppi concreti, però, la tensione si è rapidamente sgonfiata: i prezzi del West Texas Intermediate sono scesi tra mercoledì notte e giovedì, passando da 65 a 59 dollari al barile, complice anche una serie di dichiarazioni pubbliche contraddittorie del presidente Donald Trump.
Le Opinioni di Economisti e Strategist sulle Materie Energetiche
Secondo ADM Investor Services, Marc Ostwald, capo economista e strategist globale, il mercato petrolifero resta schiacciato tra due forze opposte. Da un lato, il quadro strutturale dell’offerta continua a superare la domanda, favorendo una propensione di fondo dei trader a tornare su strategie ribassiste. Dall’altro, non si può ignorare il rischio di improvvise interruzioni dell’offerta legate alle tensioni geopolitiche in Iran e Venezuela, che rendono il mercato vulnerabile a short squeeze violenti.
A questo si aggiunge la minaccia reiterata di Trump di introdurre nuovi dazi del 25% contro qualsiasi Paese continui a commerciare con l’Iran, una misura che colpirebbe in modo diretto economie come Cina e India. Nelle ultime sedute, i timori di un’escalation militare statunitense hanno temporaneamente preso il sopravvento sulle dinamiche di domanda e offerta, soprattutto per il rischio di implicazioni sulla rotta marittima strategica dello Stretto di Hormuz o di possibili ritorsioni iraniane contro gli Stati del Golfo.
Di parere differente Emirates NBD. Ed Bell, capo economista ad interim e responsabile della ricerca dell’istituto emiratino, sottolinea come, nei fatti, lo scenario fondamentale sia cambiato molto poco: non si è verificata alcuna riduzione significativa della produzione di petrolio nei principali Paesi produttori del Golfo, e l’offerta fisica continua a fluire senza interruzioni.
Cosa Dice l’Analisi Tecnica?
Nel breve termine, il mercato ha generato negli ultimi giorni un segnale di rialzo, sviluppatosi in prossimità del pivot point di resistenza tra 65 e 66 dollari. Questo segnale non si è però trasformato in un breakout deciso, poiché il West Texas Intermediate ha comunque mantenuto l’area di supporto chiave attorno a 58–59 dollari. Tale livello rappresenta la precedente rottura di una trendline ribassista attiva dai primi di novembre, quando i mercati avevano erroneamente prezzato una possibile pace tra Russia e Ucraina e un ritorno strutturale del petrolio russo sui mercati globali.
Quella narrativa si è rivelata infondata, e infatti da lì è seguita una discesa fino al supporto di lunghissimo termine in area 56 dollari. Da quel livello, i prezzi hanno iniziato a costruire gradualmente un potenziale nuovo trend rialzista. L’inversione di medio periodo diventerebbe tecnicamente più credibile solo con il superamento stabile del pivot point di resistenza tra 65 e 66 dollari.
Il Trend di Lunghissimo Termine: Il Ruolo del Brent
Per valutare il quadro di lunghissimo termine, è preferibile analizzare il Brent, meno condizionato dagli effetti tecnici dei rollover sul future del WTI. Anche sul grafico del Brent emerge una reazione chiara dal supporto strutturale di lungo periodo e l’avvio di una possibile fase di costruzione di un nuovo trend rialzista.
Tuttavia, i prezzi del petrolio restano fortemente news-driven, sospesi tra le notizie legate all’Iran e il potenziale eccesso di produzione dei Paesi non-OPEC, che non dipendono dal passaggio delle loro petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz. Per questo motivo, sarà necessario attendere almeno il superamento del lungo weekend: lunedì 19 gennaio ricorre il Martin Luther King Day, con mercati futures aperti ma festività negli Stati Uniti. La seduta odierna sarà quindi probabilmente dominata da chiusure di posizioni short in vista del weekend e difficilmente offrirà segnali direzionali affidabili.

