Il mercato azionario statunitense ha recentemente mostrato una notevole prova di forza. L’indice S&P 500 ha chiuso la settimana sopra i massimi di fine ottobre, confermando l’attivazione di uno scenario rialzista che potrebbe spingere i prezzi verso la soglia psicologica dei 7000 punti, con un obiettivo tecnico stimato intorno a 7090.
Mercati Azionari: lo scenario attuale dell’S&P 500
La fiducia degli investitori è stata alimentata dai dati economici pubblicati il 9 gennaio, che hanno dissipato i timori di un eccessivo rallentamento economico.
Tecnicamente, il mercato si sta muovendo secondo una struttura definita “leading diagonal”: si tratta di un movimento caratterizzato da onde di tre impulsi anziché i classici cinque, il che suggerisce che, nonostante il rally, lo spazio di crescita ulteriore potrebbe essere limitato.
I livelli chiave da monitorare sono i seguenti:
• Supporto immediato: 6720 punti (minimo del 2 gennaio).
• Discrimine di medio termine: L’area tra 6550 e 6503 punti rappresenta il confine tra un mercato ancora al rialzo e un’inversione di tendenza.
Mercati Azionari: Nasdaq e il fenomeno delle opzioni “0DTE”
Mentre l’S&P 500 corre, il settore tecnologico rappresentato dal Nasdaq 100 mostra una configurazione più incerta (“toppish”). La volatilità è in aumento, con singoli titoli che oscillano quotidianamente dell’8-9%.
Un elemento di forte speculazione è rappresentato dalle opzioni 0DTE (Zero-days-to-expiration), contratti che scadono nello stesso giorno in cui vengono negoziati. Questi strumenti offrono guadagni rapidi grazie a un’elevata leva finanziaria, ma comportano rischi significativi per la loro estrema sensibilità ai prezzi.
Mercati Azionari: il sentiment e i rischi del credito
L’indicatore CNN Fear & Greed Index si attesta a un livello di 51, segnando un ritorno verso una zona di neutralità e marginale ottimismo.
Tuttavia, permangono rischi strutturali legati ai tassi di interesse. I rendimenti dei Treasury Bonds a 10 e 30 anni rimangono elevati, creando una situazione di potenziale “credit crunch” (stretta creditizia) che pesa soprattutto sui mutui commerciali (CRE) e sui prestiti per auto e carte di credito.




