Storicamente il settore SaaS ha prodotto ritorni elevati sugli investimenti, giustificando valutazioni premium grazie a ricavi ricorrenti, margini molto alti e clienti estremamente fedeli. Oggi però l’intelligenza artificiale sta mettendo in discussione questo modello di business proprio nel momento in cui la tecnologia globale vive una delle sue più grandi fasi espansive.
Le vendite hanno già ridimensionato le valutazioni, ma il mercato si chiede se il processo sia davvero finito o se il peggio debba ancora arrivare.
Il boom dell’intelligenza artificiale non è stato positivo per tutti, nemmeno all’interno del settore tecnologico. La crescita del mercato ha premiato soprattutto le aziende che forniscono l’infrastruttura fisica dell’IA, mentre ha penalizzato molte società che operano più a valle nella catena del valore.
Il divario è evidente se si confrontano due sottogruppi. I produttori di memoria come Micron, Samsung, SK Hynix e Western Digital hanno beneficiato dell’aumento della domanda di chip ad alta larghezza di banda e DRAM. Al contrario, molti nomi storici del software-as-a-service hanno vissuto un inizio d’anno traumatico. Salesforce, Adobe, SAP, Workday, DocuSign e ServiceNow stanno registrando uno dei peggiori mesi di gennaio degli ultimi anni, perché gli investitori iniziano a dubitare che i loro modelli di business possano reggere in un mondo dominato dall’intelligenza artificiale.
Dopo aver analizzato nelle scorse settimane i produttori di chip, ora l’attenzione si sposta proprio sul comparto SaaS per capire se dietro questo crollo si nascondano rischi strutturali o opportunità di investimento.
Cosa è andato storto per gli abbonati al software?
Il modello SaaS tradizionale si basa su tre pilastri fondamentali: ricavi ricorrenti elevati che rendono prevedibili i flussi di cassa, margini lordi molto ampi che trasformano una larga parte dei ricavi in profitti, e una forte fidelizzazione dei clienti che consente di mantenere potere di prezzo nel tempo. Insieme, questi elementi hanno storicamente giustificato valutazioni elevate.
All’inizio del 2025 il consenso di mercato era che le aziende SaaS avrebbero integrato rapidamente funzionalità di intelligenza artificiale, accelerando ulteriormente la crescita. In realtà, l’adozione è stata più lenta del previsto, i benefici sui ricavi sono stati modesti e la crescita ha iniziato a rallentare. A quel punto gli investitori hanno iniziato a capire che l’IA, invece di rafforzare il modello SaaS, potrebbe eroderne il premio di valutazione, spingendo molti a vendere.
Questo processo si è accelerato quando nuovi strumenti di intelligenza artificiale hanno mostrato di poter svolgere direttamente compiti che prima richiedevano software dedicato. L’uscita di soluzioni capaci di trasformare screenshot in fogli di calcolo o appunti in report strutturati ha fatto temere una disintermediazione del SaaS, provocando crolli improvvisi su titoli come Salesforce, Adobe e Intuit.
Per giustificare gli enormi investimenti nell’IA, i ricavi dovranno provenire da qualche parte, e una delle fonti più evidenti sono proprio i clienti delle piattaforme software tradizionali.
Quindi, qual è l’opportunità in questo caso?
Questa fase di turbolenza mette in luce una regola fondamentale degli investimenti tecnologici: l’innovazione rapida può cancellare vantaggi competitivi che sembravano solidissimi. Per questo molti investitori scelgono approcci diversificati tramite fondi tecnologici o ETF, evitando di scommettere su singoli modelli di business.
Detto ciò, il forte ribasso delle valutazioni può aver creato opportunità interessanti. Acquistare aziende di qualità a prezzi più bassi è spesso una strategia vincente, soprattutto quando il mercato reagisce in modo emotivo e amplificato dagli algoritmi di trading. La vera domanda è se oggi il pessimismo sia già eccessivo oppure se il mercato stia solo iniziando a prezzare i rischi reali.
Non esiste un ETF puramente dedicato al SaaS, ma alcuni strumenti che coprono il software tecnologico in modo ampio si avvicinano a questo segmento. Dopo il calo di circa il 20% dagli ultimi massimi, anche queste esposizioni mostrano multipli di valutazione ai minimi degli ultimi anni.
Vale inoltre la pena ricordare che il mondo SaaS non è omogeneo. Ogni azienda ha un proprio posizionamento, un proprio tipo di clientela e una propria strategia sull’intelligenza artificiale. Molti fornitori servono grandi imprese che difficilmente sposteranno flussi di lavoro sensibili verso strumenti generici di IA per motivi di sicurezza, regolamentazione e costi di transizione. Per questo società come SAP e Workday potrebbero dimostrarsi più resilienti rispetto a realtà come Adobe, dove le barriere all’ingresso sono potenzialmente più basse.
In questo contesto, il settore SaaS non sembra adatto a un’esposizione indiscriminata, ma piuttosto a una selezione accurata dei titoli. Proprio per questo potrebbe diventare uno dei terreni più interessanti per gli investitori disposti ad analizzare in profondità chi avrà davvero la capacità di sopravvivere e prosperare nell’era dell’intelligenza artificiale.
