Il panorama mediatico globale sta attraversando una trasformazione storica, segnata da una battaglia senza precedenti per il controllo di Warner Bros. Discovery. Dalla fine del 2025 si è aperto un conflitto diretto tra il colosso dello streaming Netflix e la nuova entità Paramount Skydance. Ciò che era nato come una semplice revisione strategica si è rapidamente evoluto in un tentativo di acquisizione ostile, con Paramount che utilizza ogni leva legale, finanziaria e politica per ostacolare l’accordo già approvato tra Netflix e WBD.
Come è iniziato tutto: la crisi di WBD
Le radici dello scontro affondano in un cambio di rotta della dirigenza di Warner Bros. Discovery. A metà 2025, nonostante le rassicurazioni del CEO David Zaslav sul fatto che la società non fosse in vendita, il consiglio di amministrazione ha iniziato a pianificare una profonda ristrutturazione.
Il progetto prevedeva una scissione in due entità:
Warner Bros., che avrebbe incluso gli studi cinematografici, HBO e il servizio di streaming Max, cioè i segmenti con maggiore crescita;
Discovery Global, che avrebbe raccolto le reti televisive tradizionali in declino come CNN, TNT e i canali Discovery.
Questa prospettiva ha di fatto trasformato la riorganizzazione in un’asta aperta, attirando entro novembre 2025 l’interesse di più potenziali acquirenti e accendendo la competizione per gli asset più preziosi.
Le due offerte rivali
Sul tavolo oggi esistono due visioni opposte per il futuro del gruppo.
L’accordo con Netflix, favorito dal board
Nel dicembre 2025 il consiglio di amministrazione di WBD ha scelto Netflix. L’operazione prevede che il colosso dello streaming acquisisca soltanto i cosiddetti “gioielli della corona”, ovvero gli studi cinematografici e la piattaforma Max, per una valutazione complessiva di circa 82,7 miliardi di dollari. Il prezzo offerto agli azionisti è di 27,75 dollari per azione, interamente in contanti. Le reti via cavo come CNN e Discovery rimarrebbero agli attuali azionisti sotto forma di una nuova società autonoma chiamata Discovery Global.
L’offerta di Paramount Skydance, ostile
Paramount, guidata da David Ellison, propone invece di acquistare l’intero gruppo, comprese le reti tradizionali che Netflix non intende rilevare. L’operazione valuterebbe WBD 108,4 miliardi di dollari di valore d’impresa, con un’offerta di 30 dollari per azione, sempre in contanti. A sostegno dell’operazione è arrivata una garanzia personale di oltre 40 miliardi di dollari da Larry Ellison, fondatore di Oracle, che rende l’offerta finanziariamente credibile.
La strategia di guerra di Paramount
Dal momento che il board di WBD ha già firmato l’intesa con Netflix, Paramount ha lanciato un’offensiva su più fronti per farla deragliare.
Sul piano azionario, ha bypassato la dirigenza lanciando un’OPA ostile direttamente agli azionisti, prorogando più volte la scadenza per mantenere aperta la possibilità di adesione. In parallelo ha avviato una battaglia per le deleghe, con l’obiettivo di sostituire l’attuale consiglio di amministrazione nella riunione del 2026 con membri più favorevoli alla propria proposta.
Sul fronte giudiziario, il 12 gennaio 2026 Paramount ha intentato causa presso il tribunale del Delaware, accusando il board di WBD di non aver fornito informazioni complete e trasparenti agli azionisti sulla convenienza relativa delle due offerte e sul reale valore della futura Discovery Global.
Il nodo finanziario: quanto vale davvero l’accordo?
Il fulcro dello scontro è aritmetico. Paramount sostiene che i suoi 30 dollari in contanti rappresentino un valore superiore rispetto ai 27,75 offerti da Netflix. Secondo la sua interpretazione, le azioni di Discovery Global avrebbero un valore prossimo allo zero, o addirittura negativo a causa del debito che verrà trasferito nella nuova società, portando il valore reale dell’offerta Netflix a circa 27,42 dollari.
Il board di WBD ribatte che Discovery Global genererà flussi di cassa rilevanti e che il valore delle sue azioni potrebbe oscillare tra 1,33 e 6,86 dollari, portando così il totale oltre i 30 dollari di Paramount. A ciò si aggiunge il timore che l’offerta di Paramount sia strutturata come un leveraged buyout, con un debito potenziale fino a 87 miliardi di dollari che potrebbe compromettere la stabilità futura del gruppo.
Ostacoli politici e regolatori
La partita si estende oltre Wall Street e arriva a Washington. Il Dipartimento di Giustizia sta valutando l’impatto antitrust della fusione Netflix–WBD, poiché l’inclusione di HBO potrebbe portare Netflix a controllare fino al 40% del mercato dello streaming premium. Paramount sfrutta questo argomento presentandosi come alternativa più favorevole alla concorrenza.
D’altro canto, anche l’offerta Paramount solleva interrogativi politici, perché una parte rilevante dei finanziamenti proviene da investitori mediorientali e asiatici, alimentando timori di influenza straniera su asset sensibili come CNN. Paramount ha risposto assicurando che tali capitali non avranno diritti di governance.
Cosa succederà adesso?
Lo stallo è evidente. Nonostante una larga parte degli azionisti abbia inizialmente respinto l’OPA ostile, la partita resta aperta. I prossimi mesi dipenderanno dalle decisioni del tribunale del Delaware, dalle eventuali contromosse di Netflix sul prezzo e dall’atteggiamento delle autorità politiche e antitrust statunitensi.
In sintesi, Paramount non sta solo tentando di acquistare Warner Bros. Discovery, ma sta cercando di rendere impraticabile l’accordo con Netflix attraverso pressione legale, finanziaria e politica, in attesa che siano gli azionisti o il governo a determinare il destino finale di uno dei più grandi imperi mediatici del mondo.
