Il 2026 non sarà un altro 2025: ecco come si prepara un gestore patrimoniale da 3,7 trilioni di dollari

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Flavio Ferrara - Consulente Finanziario Indipendente

JPMorgan Asset Management prevede per il 2026 un contesto economico molto diverso dall’anno precedente: crescita iniziale, rallentamento successivo e un ciclo di mercato meno lineare. Comprendere con anticipo le tendenze, i rischi e le mosse di portafoglio suggerite da uno dei più grandi gestori globali può aiutare a posizionarsi in modo più consapevole.

Due concetti chiave emergono subito: non fare troppo affidamento sulle mega-cap statunitensi e riconoscere che le obbligazioni sono tornate a svolgere un ruolo determinante, grazie a rendimenti finalmente competitivi.

Dopo aver analizzato l’outlook di JPMorgan, ecco i punti più rilevanti per capire il contesto macro, le dinamiche dei mercati e come un portafoglio potrebbe evolvere nel 2026.


1. Il 2026 è una luna di miele che non durerà

JPMorgan si aspetta che l’economia statunitense entri nel 2026 con un notevole slancio. Le famiglie beneficeranno di rimborsi fiscali consistenti grazie a nuovi incentivi e modifiche alle ritenute, sostenendo la spesa dei consumatori. In parallelo, gli investimenti in intelligenza artificiale e data center restano in piena espansione: ormai rappresentano oltre l’1,2% della produzione economica USA e generano occupazione anche al di fuori delle Big Tech.

Ma lo scenario positivo rischia di attenuarsi rapidamente. I nuovi dazi hanno accumulato più di 29 miliardi di dollari di entrate fiscali e, finora, le imprese ne hanno assorbito l’impatto. Nel 2026, però, i costi inizieranno a pesare sui consumatori. Allo stesso tempo, il forte calo dell’immigrazione sta riducendo la crescita della popolazione attiva, con conseguente aumento dei costi di assunzione e raffreddamento del mercato del lavoro.

JPMorgan prevede una crescita superiore al 3% nella prima parte dell’anno, destinata però a rallentare verso il 2% entro dicembre.

Gli Stati Uniti sembrano evitare la recessione, ma la traiettoria sarà irregolare. Questo significa più volatilità e un forte rischio di compiacenza: un primo semestre brillante potrebbe essere seguito da un secondo semestre sorprendentemente debole.

Nel frattempo, il divario tra ricchi e fasce di reddito medio-basse continuerà ad ampliarsi, alimentando pressioni su consumi e settori sensibili ai tassi. Le aziende rivolte al consumatore e l’immobiliare potrebbero essere tra le più esposte.


2. I tassi potrebbero scendere, ma il reddito obbligazionario resterà interessante

Per oltre un decennio, le obbligazioni hanno offerto rendimenti scarsi. Ora lo scenario è completamente diverso: anche con solo due o tre tagli dei tassi previsti dalla Fed, i rendimenti rimarranno appetibili.

Questo permette di produrre reddito senza assumere rischi eccessivi, riducendo il bisogno di esporsi ad asset troppo volatili.

La Fed rimane divisa: una parte teme un ritorno dell’inflazione, l’altra un peggioramento del mercato del lavoro. Ne deriva una politica monetaria lenta e prudente.

In quest’ottica, la scelta più razionale è concentrarsi su obbligazioni di alta qualità, con scadenze intermedie tra 2 e 10 anni, più stabili e meno esposte ai movimenti dei tassi.


3. L’intelligenza artificiale non è hype: sta generando profitti reali

Per JPMorgan, l’intelligenza artificiale rimane un tema centrale. Gli investimenti non arrivano da startup speculative, ma da grandi aziende solide, con liquidità e bilanci pronti a sostenere piani pluriennali.

Gli effetti stanno diventando tangibili:

  • produttori di chip
  • cloud provider
  • aziende energetiche industriali
  • utility

stanno beneficiando della domanda crescente.

Allo stesso tempo, l’adozione dell’AI si espande oltre la tecnologia: banche, sanità, manifattura e retail stanno già registrando significativi guadagni di produttività.

Ha senso, quindi, mantenere esposizione al tema, ma evitando un portafoglio eccessivamente sbilanciato sui Magnifici Sette. Il ciclo AI si sta allargando e le opportunità si stanno moltiplicando anche tra mid-cap e aziende infrastrutturali.


4. Le azioni USA restano forti, ma troppo concentrate

La resilienza del mercato azionario USA è notevole: ottenere tre anni consecutivi di rendimenti a doppia cifra durante un ciclo di tassi alti è un evento raro. Tuttavia, la crescente concentrazione rappresenta un rischio strutturale.

I Magnifici Sette pesano oggi il 35% dell’S&P 500, con un P/E forward di 23 volte, il livello più elevato mai registrato. Questo è sostenibile solo finché la crescita resta solida.

JPMorgan suggerisce un progressivo ampliamento della leadership di mercato verso settori con valutazioni più equilibrate:

  • finanziari
  • sanità
  • industriali

I titoli finanziari, in particolare, potrebbero beneficiare di una curva dei rendimenti più ripida e di una regolamentazione più leggera.


5. Le azioni internazionali potrebbero essere la sorpresa positiva

Il 2025 ha visto la sorprendente sovraperformance dei mercati internazionali rispetto a quelli statunitensi. Secondo JPMorgan, non si è trattato di un semplice rimbalzo: si è aperto un nuovo ciclo.

Europa e Giappone stanno emergendo da un lungo periodo di stagnazione degli investimenti pubblici, i salari reali stanno migliorando e le aziende mostrano maggiore attenzione agli azionisti.

Nei mercati emergenti asiatici, il ruolo nelle catene di fornitura dell’AI si sta ampliando, riducendo il gap di crescita degli utili con gli Stati Uniti.

A ciò si aggiunge un dollaro potenzialmente sopravvalutato. Un suo rientro verso valori più equilibrati potrebbe amplificare i rendimenti internazionali.

Il messaggio è netto: la diversificazione globale è obbligatoria, non più un’opzione.


6. La diversificazione non è morta: è cambiata

Le performance del 2025 hanno dimostrato che i portafogli troppo concentrati non sono più necessariamente la scelta migliore.

Nel 2026, la diversificazione cambia volto:

  • le obbligazioni generano reddito reale
  • le azioni internazionali diventano un’alternativa più competitiva
  • gli investimenti alternativi (credito privato, infrastrutture) assumono maggiore rilevanza

Il private equity, al contrario, ha registrato performance deludenti dal 2023: selezione e qualità saranno cruciali.

La nuova diversificazione non è la vecchia regola del 60/40, ma un portafoglio 60/40+ che integra:

  • esposizione USA
  • recupero globale
  • reddito obbligazionario stabile
  • temi strutturali come l’AI
  • strumenti fiscalmente efficienti (ETF, tax-loss harvesting)

In breve: costruire un portafoglio moderno in cui ogni componente svolga la sua funzione, riducendo la correlazione e migliorando la resilienza a scenari economici diversi.

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Flavio Ferrara - Consulente Finanziario Indipendente
Flavio Ferrara
Flavio Ferrara
Consulente Finanziario Indipendente (delibera numero 2046 del 25/10/2022 con matricola n. 631131). Da sempre interessato alla finanza, ha dedicato gli studi nell'analisi tecno-grafica e nell'analisi fondamentale dei Mercati Finanziari. Laureato in Scienze Economiche, ha frequentato diversi corsi di specializzazione tra i quali un Master in Corporate Finance e un corso in Value Investing. Spinto dagli studi e dalla specializzazione in Finanza, ha deciso di iscriversi all’esame OCF, superato con successo, e diventare un Consulente Finanziario Indipendente. La sua esperienza non solo teorica è a disposizione per assistere le persone nel raggiungimento dei loro obiettivi finanziari. Sostiene il concetto di una sana pianificazione finanziaria, in cui gli investitori ottengono rendimenti attraverso il valore creato nell’economia reale.

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