La paralisi del flusso dati e la dipendenza dagli indicatori privati

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Flavio Ferrara - Consulente Finanziario Indipendente

Lo shutdown ha cancellato integralmente la pubblicazione dei dati macroeconomici di ottobre. I dati di novembre del Bureau of Labor Statistics (BLS) arriveranno solo il 18 dicembre, ben dopo la decisione sui tassi.
In mancanza di informazioni complete e aggiornate, la Fed è stata costretta a ricalibrare i propri modelli previsionali.

In condizioni normali, il report ADP rappresenta un indicatore anticipatore imperfetto. Ma nell’attuale contesto è diventato di fatto una fonte primaria per valutare la salute del mercato del lavoro.
Parallelamente, l’unico dato ufficiale recente – il PPI di settembre, pubblicato con ritardo il 25 novembre – crea un disallineamento temporale critico: la Fed valuta l’inflazione sulla base di prezzi vecchi di due mesi, mentre l’occupazione si basa su dati privati quasi in tempo reale.

Questo mix aumenta il rischio di errore, rendendo la riunione di dicembre una delle più difficili degli ultimi anni.


Il rischio della “Regola di Sahm” e la pressione recessiva

Il rischio più temuto è l’attivazione della Sahm Rule, l’indicatore sviluppato dall’economista Claudia Sahm per identificare in tempo reale l’avvio di una recessione.
La regola scatta quando la media mobile a tre mesi del tasso di disoccupazione aumenta di 0,50 punti percentuali rispetto al minimo dei 12 mesi precedenti.

Attualmente il tasso di disoccupazione è al 4,4%, in aumento rispetto al 4,3%.
Il valore della regola è stimato intorno a 0,23, ancora lontano dalla soglia critica ma in accelerazione.

Se la disoccupazione dovesse salire verso 4,5%-4,6%, la soglia verrebbe superata, indicando che la recessione è già iniziata. In tal caso la Fed sarebbe costretta a tagliare i tassi in modo immediato e aggressivo, indipendentemente dai dati d’inflazione.


La debolezza allarmante del mercato del lavoro privato (ADP)

Il report ADP è oggi il principale argomento a favore di un taglio “assicurativo” dei tassi.

Il National Employment Report ADP di ottobre 2025 ha mostrato un aumento di soli 42.000 posti, un valore insufficiente persino a compensare la crescita naturale della forza lavoro.
La crescita è stata sostenuta esclusivamente da settori difensivi e non ciclici.

I settori più sensibili mostrano segnali preoccupanti:

  1. Servizi professionali e alle imprese: –15.000. Storicamente è il settore che anticipa i licenziamenti permanent.
  2. Informazione: –17.000, segno di tagli nella spesa tecnologica.
  3. Manifatturiero: –3.000, ulteriore conferma della contrazione degli investimenti CapEx.

I dati ad alta frequenza del “NER Pulse” per novembre sono ancora più inquietanti: le aziende private stanno riducendo l’organico a una media di 13.500 posti a settimana.

Questo passaggio da rallentamento a contrazione rende la posizione attuale della Fed — tassi al 3,75%-4,00% — sempre più difficile da sostenere.


Perché il mercato scommette sul taglio (nonostante l’IPP)

I futures sui Fed Funds (CME FedWatch) attribuiscono circa l’80% di probabilità a un taglio dei tassi di 25 punti base.

Il punto di svolta non è stato un dato macro, ma un segnale comunicativo: il 21 novembre, il presidente della Fed di New York, John Williams, ha dichiarato che vede “spazio per ulteriori aggiustamenti nel breve termine”.
Interpretata come una forma di “via libera”, la frase ha ancorato le aspettative del mercato verso un imminente allentamento.

Il PPI di settembre, pubblicato “caldo” il 25 novembre, non ha modificato le attese per due motivi:

  1. Dato obsoleto: risale a due mesi fa. Nel frattempo il mercato del lavoro si è indebolito in modo rapido secondo ADP.
  2. Compressione dei margini: inflazione produttiva alta + domanda debole = margini sotto pressione → aumento dei rischi di licenziamenti → maggiore urgenza per la Fed di intervenire.

Paradossalmente, un PPI elevato in fase di rallentamento rende l’intervento monetario ancora più probabile.


Il dibattito istituzionale: Goldman Sachs vs Morgan Stanley

La frattura tra dati privati (ADP debole) e dati governativi ritardati (NFP di settembre forte a +119k) ha prodotto una divergenza rara tra due colossi di Wall Street.

Goldman Sachs – A favore del taglio

Prevede un taglio a dicembre.
Punti chiave:

  • mercato del lavoro “genuinamente” in indebolimento
  • disoccupazione al 4,4%
  • rischio crescente di attivazione Sahm Rule
  • necessità di un taglio preventivo per evitare un hard landing

Morgan Stanley – A favore dello status quo

Ha rimosso la previsione di taglio.
Motivazioni:

  • aumento della disoccupazione attribuito a maggior partecipazione, non a licenziamenti
  • NFP di settembre forte (+119k)
  • PPI ancora elevato al 2,9%

Cosa sconta il mercato: inizio di un ciclo di tagli

La curva dei futures non prezza il taglio di dicembre come un evento isolato, ma come l’avvio di un ciclo più ampio:

  • primo taglio il 10 dicembre
  • ulteriori riduzioni attese per marzo 2026
  • un terzo taglio possibile a giugno 2026

La Fed rischia ora più l’errore “da ritardo” (overshooting) che quello “da eccesso di cautela”.
La navigazione nella nebbia dei dati non consente soluzioni perfette — solo decisioni ponderate in base ai rischi prevalenti.

Approfondimento

Il mercato del lavoro USA a settembre 2025 e la difficile posizione della Federal Reserve

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Roberto Contini
Roberto Contini
Operante nel settore investimenti da più di 30 anni, socio fondatore della Società Italiana di Analisi Tecnica, affiliata all’IFTA dal 1988, ha ricoperto ruoli da analista tecnico e fondamentale in Italia e all’estero ed è stato per 15 anni Responsabile Investimenti prima e successivamente Responsabile Area Advisory in Banca Intermobiliare d’Investimenti e Gestioni (BIM). Skills : Asset allocation, analisi tecnica e fondamentale, Macro View, stock picking

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