Il report sull’occupazione statunitense di settembre 2025, pubblicato in ritardo a causa dello shutdown governativo, ha offerto un quadro economico profondamente contraddittorio, amplificando l’incertezza sulla futura direzione della politica monetaria della Federal Reserve. I dati hanno infatti mostrato un paradosso evidente: una solida creazione di posti di lavoro non agricoli (Nonfarm Payrolls) accompagnata da un inatteso peggioramento del tasso di disoccupazione.
La divergenza dei dati principali
L’elemento più sorprendente del report è stato il vigoroso aumento delle NFP, salite di 119.000 unità, più del doppio rispetto alla stima di consenso fissata a 50.000. Un rimbalzo significativo dopo la revisione negativa di agosto, che da un iniziale +22.000 è stata corretta in una perdita di 4.000 posti.
Questa apparente robustezza è però stata oscurata dall’aumento del tasso di disoccupazione al 4,4%, superando le attese e toccando il livello più alto dal 2021.
Una dinamica che ha subito messo in discussione la reale forza del mercato del lavoro statunitense.
Il rallentamento nascosto: revisioni e dinamica salariale
Il contesto rivela un quadro meno brillante di quanto suggerisca il dato principale.
Revisioni negative significative
Le revisioni cumulative di luglio e agosto hanno sottratto 33.000 posti. Alla luce di queste modifiche, la media mobile a tre mesi delle NFP sale a 62.300 unità: un valore che indica ancora debolezza strutturale.
Il +119k di settembre appare quindi più un effetto statistico di “compensazione” che l’inizio di un nuovo ciclo di espansione occupazionale.
Moderazione salariale
Il rallentamento dei salari è stato uno dei dati più rilevanti per la Fed:
- +0,2% MoM (inferiore al consenso dello 0,3%)
- +3,8% YoY, in lieve decelerazione
La crescita salariale più debole mitiga l’impatto del forte dato NFP e indica un raffreddamento delle pressioni inflazionistiche nei servizi, componente chiave dell’inflazione core.
Per la Fed, questa dinamica rappresenta uno dei prerequisiti essenziali per un ritorno sostenibile dell’inflazione verso il target del 2%.
La biforcazione settoriale: resilienza nei servizi, contrazione nei ciclici
L’aumento di 119.000 posti è stato generato quasi interamente dalle categorie dei servizi non ciclici:
Settori resilienti
- Sanità: +43.000
- Assistenza sociale: +14.000
- Servizi di ristorazione: +37.000
Questi comparti rispondono a dinamiche strutturali – soprattutto demografiche – e mostrano una domanda poco sensibile alle condizioni economiche.
Settori in contrazione
- Trasporto e magazzinaggio: –25.300
- Servizi professionali e commerciali: –20.000
- Settore pubblico (stato e municipi): –15.000
È qui che la politica restrittiva della Fed sta producendo i maggiori effetti, indebolendo la domanda aggregata e comprimendo i segmenti più ciclici dell’economia.
Implicazioni per la Federal Reserve: una bussola che punta in due direzioni
Il report conferma che la Fed si trova in una posizione delicata, sospesa tra il rischio di irrigidire troppo la politica monetaria e il pericolo opposto di allentarla prematuramente.
Falchi (Hawks)
Puntano sui 119k NFP come prova della resilienza del mercato del lavoro.
Argomentano che i tassi debbano rimanere elevati per consolidare il percorso disinflazionistico, soprattutto nei servizi.
Colombe (Doves)
Mettono l’accento su:
- disoccupazione al 4,4%
- revisioni negative cumulative
- rallentamento salariale
Segnali che indicano un’economia in graduale indebolimento, con rischi crescenti di un rallentamento troppo brusco.
La lettura prevalente di Wall Street è stata che il dato NFP forte non fosse sufficiente a giustificare un taglio immediato, mantenendo la Fed in una modalità di “wait-and-see”.
Il prossimo report cruciale: la combinazione ottobre/novembre
Lo shutdown ha costretto il BLS a cancellare il report di ottobre e a fonderlo con quello di novembre:
il 16 dicembre la Fed riceverà l’unico set completo di dati occupazionali prima della riunione decisiva di fine anno.
Il rischio principale è interpretativo:
l’aumento della disoccupazione potrebbe essere un effetto fisiologico del maggior tasso di partecipazione (LFPR al 62,4%)… oppure il segnale iniziale di un’inversione più rapida verso territori recessivi.
Se il ritmo di creazione di posti scendesse sotto le 50.000 unità e la disoccupazione salisse ulteriormente, la pressione per un taglio dei tassi diventerebbe forte già per dicembre.
Sintesi: una decelerazione reale, ma non ancora un collasso
Il report di settembre non ha offerto una direzione univoca, ma ha confermato un quadro di rallentamento graduale e non lineare.
Come una bussola impazzita che punta contemporaneamente a nord e sud, i dati evidenziano:
- rallentamento reale (revisioni, salari, ciclici in contrazione)
- nessuna prova definitiva di un collasso imminente
La Fed deve quindi muoversi con attenzione, valutando sia la resistenza dell’inflazione nei servizi sia il rischio crescente di frenare troppo l’economia.
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