Il crollo di Bitcoin sotto i 100.000 dollari ha scosso uno dei mercati più guidati dallo slancio speculativo, alimentando la domanda cruciale: si tratta dell’ennesima correzione ciclica o dell’inizio di una fase ribassista strutturale?
Nelle ultime ore Bitcoin è sceso sotto 95.000 dollari, cancellando quasi tutti i guadagni dell’anno e portando le liquidazioni oltre gli 800 milioni di dollari nelle 24 ore, con una perdita di capitalizzazione prossima al -30% dal 6 ottobre.
La dinamica resta sempre la stessa: leva finanziaria e liquidazioni forzate.
Il 2025 aveva visto Bitcoin superare i 126.000 dollari il 6 ottobre, segnando un nuovo massimo storico, per poi cedere quasi il 25% in pochi giorni.
Eppure, secondo molti investitori di lungo periodo, le basi della narrativa crypto restano intatte: una potenziale copertura contro svalutazione monetaria, inflazione e rischi sistemici.
Bitcoin non è un’asset class ma un indicatore di risk-on/risk-off
Una voce autorevole come Morgan Stanley sostiene invece che Bitcoin – e le criptovalute in generale – non sono una vera “classe di attività” nel senso tradizionale.
Le ragioni principali riguardano la loro natura economica:
- Non generano flussi di cassa:
a differenza di azioni, obbligazioni o immobili, Bitcoin non produce dividendi, interessi o redditi periodici. - Non è una riserva di valore stabile:
l’elevata volatilità rende difficile un utilizzo affidabile come “store of value”. - Non ha un valore d’uso intrinseco:
non è una commodity consumabile né un input produttivo. - Il prezzo è guidato quasi esclusivamente dalla speculazione:
Morgan Stanley evidenzia il suo asymmetric risk, tipico degli strumenti finanziari ad alto rischio, più vicino al trading speculativo che a un asset basato su fondamentali.
Da qui la conclusione:
Bitcoin appartiene alla categoria degli asset puramente speculativi, non a una asset class strutturata e produttiva.
Bitcoin è altamente correlato al Nasdaq e ne anticipa i picchi di qualche mese
La correlazione tra Bitcoin e i titoli tecnologici USA non è mai stata così elevata:
la correlazione a 30 giorni con il Nasdaq 100 ha raggiunto 0,80, il livello più alto dal 2022 e il secondo più alto dell’ultimo decennio.
Anche la correlazione a 5 anni si mantiene positiva a 0,54, mentre il legame con oro e cash è praticamente nullo.
In altre parole, Bitcoin si comporta sempre più come un titolo tecnologico con leva finanziaria.
Storicamente, Bitcoin ha talvolta anticipato i turning point del sentiment globale. Due episodi sono particolarmente emblematici:
Il ciclo 2021–2022 (fine delle politiche monetarie espansive)
- Bitcoin segna il massimo storico a 69.000 dollari nel novembre 2021.
- Inizia a invertire la rotta settimane dopo, con un calo graduale ma netto.
- Il Nasdaq raggiunge il massimo storico un mese dopo, nel gennaio 2022.
- La successiva correzione dell’equity tech coincide con il passaggio da un regime di liquidità eccessiva a una politica monetaria restrittiva.
In quel contesto, la svolta di Bitcoin ha anticipato il picco dell’indice tecnologico, segnalando per primo l’inizio della fase risk-off che avrebbe poi travolto l’intero mercato.
La correlazione odierna suggerisce che Bitcoin continui a funzionare come un barometro avanzato del rischio, capace di riflettere e amplificare i cambiamenti nel sentiment degli investitori, soprattutto nei settori più sensibili alla liquidità.
