Le politiche di Trump hanno creato una divergenza marcata tra i titoli della difesa europei e quelli statunitensi.
- Europa: beneficiaria di un aumento strutturale della spesa militare, con una narrativa di crescita a lungo termine.
- USA: pur con domanda stabile, soffre di rischi politici legati all’ipotesi di acquisizioni governative dirette in aziende private.
Il risultato è una sovraperformance europea, con investitori che privilegiano il settore UE come più solido e orientato alla crescita.
Il catalizzatore geopolitico: il nuovo assetto NATO
La strategia di Trump non è un ritiro isolazionista, ma una rinegoziazione dei termini di impegno.
- Gli USA continuano a fornire armamenti alla NATO.
- I Paesi europei diventano responsabili del pagamento integrale delle forniture.
Questo trasforma Washington da finanziatore diretto a fornitore principale, scaricando l’onere finanziario sui bilanci nazionali europei. Di conseguenza, il rischio per gli appaltatori USA dipende ora dalle decisioni fiscali di un consorzio di Paesi, invece che dal solo Pentagono.
L’accelerazione della spesa militare in Europa
I numeri confermano la svolta:
- La spesa complessiva Europa+Canada è passata dall’1,66% del PIL nel 2022 al 2,02% nel 2024.
- I Paesi NATO che hanno raggiunto il target del 2% sono saliti da 6 nel 2021 a 23 nel 2024.
- Nuovo obiettivo politico: 5% del PIL in spesa per la difesa.
- In Italia, il budget militare salirà a 32 miliardi nel 2025, con quasi 13 miliardi per armamenti (+77% rispetto al 2021).
I principali player europei
Le aziende europee della difesa sono posizionate per beneficiare del boom:
- Rheinmetall (Germania): forte domanda di mezzi blindati e munizioni, espansione negli USA.
- Leonardo (Italia): elicotteri, aerei, cyber e partecipazione a programmi internazionali come Eurofighter e GCAP.
- BAE Systems (UK) e Airbus Defence (Francia-Germania): pilastri di programmi congiunti come FCAS e MGCS.
Questi gruppi stanno già assorbendo l’aumento degli ordini, con prospettive di crescita durature grazie a cooperazione industriale e appalti europei.
Difesa statunitense: nuovi rischi politici
Il settore USA resta dominato da colossi come Lockheed Martin, Northrop Grumman e General Dynamics, tutti fortemente dipendenti dal Pentagono (Lockheed: 96% dei ricavi dalla difesa).
Il rischio inedito è rappresentato dall’ipotesi che l’amministrazione Trump possa acquisire partecipazioni dirette nelle aziende di difesa, come già fatto con Intel. Lockheed Martin è stata citata come possibile obiettivo.
Questa politica genera incertezza: non è un salvataggio, ma un intervento che altera la percezione di indipendenza del settore.
Quota di ricavi dalla difesa (2024):
- Lockheed Martin: 96%
- Northrop Grumman: 89%
- General Dynamics: 76%
- L3Harris: 80%
- HII: 100%
Performance di mercato comparata
L’andamento recente dei titoli riflette la divergenza geopolitica:
- Rheinmetall (Germania): +287,6% negli ultimi anni.
- Leonardo (Italia): +82% da inizio 2025.
- Lockheed Martin (USA): -16,7% nello stesso periodo.
L’analisi di eToro ha definito i titoli europei della difesa come i “standout performers” del 2025, capaci di sovraperformare tutti gli altri settori economici.
Valutazioni e prospettive
- Europa: valutazioni in crescita ma ancora sostenibili, sopra il 50° percentile storico, con margini di espansione.
- USA: valutazioni già elevate (P/E Lockheed 27,4x), vicine al 90° percentile storico, con minor potenziale di upside.
Conclusioni strategiche
La difesa europea si configura come più attrattiva per gli investitori, grazie a:
- accelerazione strutturale della spesa militare,
- sostegno politico trasversale,
- programmi congiunti che rafforzano l’autonomia industriale.
La difesa statunitense resta solida, ma soffre di un “sconto politico” dovuto alle incertezze introdotte dalla nuova strategia di Trump.
Per gli investitori, la raccomandazione è di sovrappesare l’Europa, concentrandosi su player come Rheinmetall e Leonardo, mentre il comparto USA va trattato con maggiore cautela, almeno fino a chiarimenti sull’impatto delle politiche governative.
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