Per decenni Intel è stata il colosso indiscusso dei semiconduttori, leader come Integrated Device Manufacturer (IDM). Negli anni 2010, però, ritardi nello sviluppo tecnologico e perdita di competitività contro TSMC e Samsung hanno messo in crisi il modello tradizionale. Nel 2025, con la nomina a CEO di Lip-Bu Tan, è partita la fase più radicale di ristrutturazione: riduzione del personale del 25%, taglio di progetti non strategici in Europa e ritorno all’efficienza operativa.
IDM 2.0 e Intel Foundry Services
La nuova strategia, chiamata IDM 2.0, non è un ritorno al passato, ma un modello evoluto che combina produzione interna e apertura al mercato esterno. Il pilastro centrale è la nascita di Intel Foundry Services (IFS), la divisione fonderia che punta a diventare entro fine decennio la seconda al mondo. L’offerta non si limita alla produzione, ma comprende packaging avanzato e proprietà intellettuale (IP) che include x86, ARM e RISC-V.
La credibilità della strategia si gioca sulla roadmap “5 nodi in 4 anni”. Il nodo chiave, Intel 18A, introduce transistor RibbonFET e PowerVia, ed è già in “risk production”. La scelta di Microsoft di affidare un design di chip a questo processo ha fornito una prima convalida concreta.
Tre investimenti strategici che cambiano le carte
Governo USA
Ad agosto 2025 l’amministrazione Trump ha convertito parte dei fondi del CHIPS and Science Act in equity, investendo 8,9 miliardi di dollari per il 9,9% di Intel. Un cambio di paradigma: non più sussidi a fondo perduto, ma capitale permanente a sostegno della manifattura critica USA.
Softbank
Pochi giorni prima, Softbank ha investito 2 miliardi di dollari, senza chiedere posti nel board. Per Masayoshi Son, Intel è un tassello fondamentale della rivoluzione AI e della manifattura USA. L’operazione rafforza un ecosistema che già comprende ARM, Nvidia e il progetto Stargate con OpenAI.
Nvidia
Infine, il colpo più clamoroso: Nvidia ha annunciato un investimento da 5 miliardi di dollari e una partnership industriale. Intel produrrà CPU x86 per i data center di Nvidia e svilupperà SoC per PC con chiplet GPU RTX. Una svolta che ha fatto balzare il titolo Intel di oltre il 23% in una sola seduta, il rialzo più forte dal 1987.
Valutazione SOTP e prospettive di rialzo
Il modello Sum-of-the-Parts (SOTP) mostra un potenziale di rivalutazione significativo. Attualmente Intel soffre di uno “sconto da conglomerato”, legato soprattutto al peso della fonderia non ancora redditizia. Ma se la divisione IFS dovesse trasformarsi in un business competitivo, gran parte del valore latente verrebbe sbloccato.
- Benchmark ha alzato il rating a buy con target a 43 dollari, definendo l’accordo con Nvidia un “punto di svolta”.
- UBS ha rivisto il target da 25 a 35 dollari.
- Il target medio su Investing.com è 32 dollari, con un massimo di 42.
La metrica più rilevante oggi è l’EV/Ebitda forward: a 7x per il 2027, anno in cui si capirà l’esito della ristrutturazione, resta un multiplo basso rispetto al potenziale.
Asset nascosti: Altera e Mobileye
Nel calcolo SOTP pesano anche gli asset già avviati alla valorizzazione:
- Altera, spin-off nelle soluzioni FPGA, con IPO attesa nei prossimi anni.
- Mobileye, già parzialmente scorporata, che continua a generare valore nel settore guida autonoma.
Intel tra rischi e opportunità
Intel rimane un titolo ad alto rischio/alto rendimento. La sfida è trasformare la strategia IDM 2.0 in un successo operativo, con la divisione Foundry come principale catalizzatore. La presenza di partner strategici come Governo USA, Softbank e Nvidia rappresenta una convalida potente, ma non elimina i rischi di esecuzione.
Per gli investitori, il caso Intel oggi si gioca su una scommessa chiara: se la ristrutturazione avrà successo, il potenziale di rialzo resta notevole.
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