Indice del Dollaro USA (DXY): analisi tecnica, scenari macro e prospettive future

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Flavio Ferrara - Consulente Finanziario Indipendente

Il Dollar Index (DXY), che misura la forza del dollaro USA contro un paniere di sei valute principali, si trova in un punto di svolta delicato. Dopo un calo di oltre il 10% dall’inizio del 2025, l’indice ha raggiunto un’area di supporto pluriennale, ma senza confermare un’inversione rialzista.

La pressione ribassista è sostenuta dalle aspettative di un imminente pivot della Federal Reserve verso politiche monetarie più accomodanti, unite a crescenti timori sulla stabilità politica ed economica degli Stati Uniti.


Analisi tecnica: livelli chiave di supporto e resistenza

Dal punto di vista tecnico, il DXY si muove oggi tra 97,55 e 97,70, vicino ai minimi plurimensili. Le analisi di Barchart indicano un segnale ribassista del 96%, confermato dalla maggior parte degli indicatori tecnici.

  • Resistenze: i primi livelli da monitorare sono 97,82 – 98,02 – 98,19. Un superamento stabile di 98,13 aprirebbe la strada verso i 99 punti, mentre l’area 100-101 rimane una barriera psicologica e tecnica di medio periodo.
  • Supporti: la prima area di sostegno si colloca a 97,45, seguita da 97,28 – 97,08 e 96,60. In caso di ulteriore pressione ribassista, il target potrebbe scendere fino alla fascia 94-95, considerata cruciale dai grafici mensili.

Nonostante il momentum ribassista, emergono divergenze rialziste su RSI e MACD nei timeframe settimanali: un segnale che la spinta discendente potrebbe esaurirsi, in attesa di un catalizzatore fondamentale.


Politica monetaria della Fed: il motore principale

La debolezza recente del dollaro è guidata dalle attese di tagli dei tassi da parte della Fed. I mercati scontano ormai un allentamento complessivo di 67 punti base entro il 2025, con il primo taglio atteso già a settembre.

Tuttavia, i dati sull’inflazione restano contrastanti: ad agosto l’indice dei prezzi è salito al 2,9% annuo, con un’inflazione core al 3,1%, massimi da cinque mesi. Se questa tendenza dovesse proseguire, la Fed potrebbe essere costretta a rallentare o bloccare i tagli, provocando un brusco repricing del dollaro.

La fragilità della narrativa attuale si fonda sull’ipotesi di un “soft landing” e di un’inflazione in calo, condizioni tutt’altro che scontate.


Le previsioni delle grandi banche d’investimento

Le principali istituzioni finanziarie hanno espresso outlook in prevalenza ribassisti sul DXY:

  • Goldman Sachs: stima un calo del dollaro del 10% contro l’euro e del 9% contro yen e sterlina entro 12 mesi, legato all’erosione dell’“eccezionalismo USA” e ai dazi commerciali.
  • Morgan Stanley: prevede un indebolimento del 10% entro il 2026, con la convergenza dei tassi USA a quelli delle altre economie avanzate.
  • J.P. Morgan: vede un rafforzamento dell’euro a 1,22 entro marzo 2026, con implicita debolezza del DXY.
  • Trading Economics: più ottimista, prevede un recupero del DXY a 100,30 entro 12 mesi.
  • Cambridge Currencies: ipotizza un range 95-99 nel Q4 2025, con potenziale rimbalzo se la Fed rallenta i tagli.

Questa diversità di visioni riflette l’incertezza del momento: consenso ribassista, ma con variabilità nelle tempistiche e negli scenari.


Scenari futuri e rischi da monitorare

Il futuro del dollaro dipenderà da due variabili centrali:

  1. Politica monetaria Fed: se i tagli proseguiranno nonostante l’inflazione ostinata, la debolezza del DXY sarà strutturale. Se invece la Fed dovesse virare di nuovo in senso hawkish, il dollaro potrebbe recuperare violentemente.
  2. Shock geopolitici: nonostante i dubbi recenti sul ruolo del dollaro come bene rifugio, la sua liquidità e centralità nel sistema finanziario globale lo rendono ancora il porto sicuro per eccellenza in tempi di crisi.

Il consenso ribassista resta predominante, ma il pavimento tecnico a 94-95 e l’asimmetria del rischio macro suggeriscono che un rimbalzo del DXY non può essere escluso.

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Roberto Contini
Roberto Contini
Operante nel settore investimenti da più di 30 anni, socio fondatore della Società Italiana di Analisi Tecnica, affiliata all’IFTA dal 1988, ha ricoperto ruoli da analista tecnico e fondamentale in Italia e all’estero ed è stato per 15 anni Responsabile Investimenti prima e successivamente Responsabile Area Advisory in Banca Intermobiliare d’Investimenti e Gestioni (BIM). Skills : Asset allocation, analisi tecnica e fondamentale, Macro View, stock picking

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