Il Gruppo Campari ha goduto per anni di un premio di valutazione elevato, giustificato dal suo modello di crescita fondato su acquisizioni mirate e sul consolidamento dei suoi global priorities (Aperol, Campari Bitter, Wild Turkey, Grand Marnier). Tuttavia, i recenti sviluppi hanno eroso parte di questo vantaggio.
Il P/E ratio attuale (34,3x–36,3x) resta molto superiore alla media dei peer (24x–24,5x) e dell’industria europea beverage (16,5x), segnalando che il mercato attribuisce ancora valore al brand building di lungo termine. Parallelamente, il multiplo EV/EBITDA LTM è sceso a 10,3x–14,4x, ben al di sotto della media storica quinquennale (24x), segno che gli investitori scontano rischi concreti legati a governance, operatività e geopolitica.
Governance e Leadership: Un Punto Debole
Il cambio di leadership ha minato la percezione di stabilità. Dopo il ritiro di Bob Kunze-Concewitz, Matteo Fantacchiotti ha assunto il ruolo di CEO nell’aprile 2024, ma si è dimesso dopo soli cinque mesi.
Il ricorso a una gestione ad interim con due co-CEO (Paolo Marchesini e Fabio Di Fede) e il ritorno dell’ex CEO come presidente del Comitato di Transizione segnalano instabilità al vertice. Per un gruppo premium, dove la visione strategica richiede coerenza pluriennale, questi segnali rappresentano un rischio significativo.
Efficienza e Piano di Ristrutturazione
Campari ha avviato una ristrutturazione organizzativa per rafforzare la sostenibilità finanziaria e contenere i costi. Le spese in Advertising & Promotion (A&P) nel primo semestre 2025 sono salite a €254 milioni (+8,2%), erodendo i margini di 120–130 punti base.
Le indiscrezioni parlano di un taglio fino al 10% della forza lavoro globale (circa 500 dipendenti). Una misura volta a ridurre la pressione sui margini e a compensare la crescita organica quasi piatta (+0,1% nel semestre).
I Dazi USA: Un Rischio Geopolitico Chiave
La minaccia di tariffe punitive USA sugli alcolici europei ha avuto effetti immediati sul titolo. A marzo 2025, l’ipotesi di dazi fino al 200% ha provocato un crollo in Borsa del 3,6–4,3%.
A settembre, un accordo politico ha limitato i dazi al 15% su alcuni prodotti europei, ma l’impatto resta rilevante. Per l’Italia, i costi aggiuntivi sono stimati in 61 milioni di dollari l’anno.
Impatto sull’EBIT stimato da Campari:
- Scenario minimo: –€4 milioni.
- Scenario massimo: –€45 milioni.
Un impatto vicino al limite superiore metterebbe a rischio il target di margine EBIT stabile 2025.
Normative TTB: Un’Altra Fonte di Pressione
Oltre ai dazi, Campari deve affrontare i possibili cambiamenti regolatori del TTB (Alcohol and Tobacco Tax and Trade Bureau) negli USA.
- Notice 237: obbligo di “Alcohol Facts” in etichetta (calorie, carboidrati, proteine, grassi).
- Notice 238: obbligo di dichiarazione degli allergeni.
Se implementate, queste norme comporterebbero aumenti di costi di compliance e rischi di divulgazione di ricette segrete, con possibili riformulazioni di prodotti iconici come Aperol e Campari Bitter.
Risultati H1 2025: Crescita Debole e Margini in Calo
- Vendite nette: €1.528 milioni (+0,1% organico).
- Utile netto rettificato: €216 milioni (–6%).
- Investimenti A&P: €254 milioni (+8,2%).
Il secondo trimestre ha segnato un miglioramento (+3,5% organico), ma l’impatto degli investimenti pubblicitari ha ridotto i margini e confermato la necessità della ristrutturazione.
Analisi Geografica
- Americhe: +6,8% organico, principale driver (45% delle vendite). Esposte al rischio dazi.
- EMEA: +3,3%, supporto alla stabilità.
- Italia: –5,2% per meteo sfavorevole e consumi in calo.
- APAC: –10,7%, penalizzata da condizioni macro difficili.
La forte dipendenza dalle Americhe accentua il rischio geopolitico: se i dazi colpissero duramente, le altre aree non sarebbero in grado di compensare.
Valutazione e Multipli
- P/E attuale: 34,3x–36,3x (vs peer 24x e settore 16,5x).
- EV/EBITDA attuale: 10,3x–14,4x (vs media storica 24x, settore 11,6x).
Il paradosso è evidente: P/E elevato, ma EV/EBITDA depresso. Il mercato continua a premiare la forza del brand e la pipeline M&A, pur riducendo drasticamente il premio storico per il rischio operativo e geopolitico.
Consensus degli Analisti
- Rating medio: Neutral (6 Buy, 11 Hold, 3 Sell).
- Target price medio: €6,82–€7,91.
- Upside potenziale: +20–25% dai livelli attuali.
Il consenso sconta un recupero graduale grazie alla risoluzione dei problemi di leadership e all’esecuzione del piano di ristrutturazione, ma resta prudente.
Conclusione
Campari si trova oggi a un bivio:
- da un lato, un brand globale e resiliente, ancora capace di attrarre valutazioni premium;
- dall’altro, governance instabile, rischi tariffari e margini sotto pressione.
Il mercato riconosce la forza di Aperol e degli altri marchi chiave, ma non concede più l’ampio premio storico. La scommessa è che la ristrutturazione e un contesto geopolitico più favorevole possano riportare i multipli su livelli più in linea con il passato.
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