Alla vigilia del prossimo FOMC, la tensione tra la Casa Bianca e la Federal Reserve ha raggiunto livelli senza precedenti. Un giudice federale ha infatti emesso un’ingiunzione preliminare che impedisce al presidente Donald Trump di licenziare la governatrice della Fed Lisa Cook, sospesa dal suo incarico con l’accusa di presunta frode ipotecaria.
L’origine della vicenda risale al 25 agosto, quando Trump aveva annunciato la rimozione di Cook, citando le insinuazioni del direttore della Federal Housing Finance Agency, Bill Pulte. Secondo l’accusa, la governatrice avrebbe dichiarato come residenze principali due immobili distinti, firmando documenti prima del suo ingresso nella Fed.
Cook, prima donna afroamericana nel Board of Governors, nega categoricamente qualsiasi illecito. Il giudice Jia Cobb, accogliendo il ricorso, ha stabilito che l’indipendenza della Federal Reserve prevale su possibili condotte precedenti e che la rimozione non può avvenire per motivi estranei al mandato istituzionale.
L’Indipendenza della Fed e il Nodo della “Giusta Causa”
Il cuore del dibattito ruota attorno alla clausola “per giusta causa” che regola la permanenza dei governatori della Federal Reserve. Prevista dal Federal Reserve Act, questa disposizione limita il potere presidenziale, consentendo la rimozione solo in caso di condotta illecita, incapacità o grave inadempienza.
Il principio è stato rafforzato da un precedente giurisprudenziale storico, Humphrey’s Executor v. United States (1935), che sancisce come i membri di agenzie indipendenti non possano essere rimossi per divergenze politiche o scelte di politica economica. In questo senso, il caso Cook assume una portata simbolica: un tentativo presidenziale di minare le fondamenta dell’autonomia della banca centrale.
Il Prossimo Obiettivo: Jerome Powell
Le tensioni non si limitano a Lisa Cook. Secondo indiscrezioni, Trump starebbe valutando una class action legale per estendere la stessa logica anche al presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, accusandolo di aver arrecato danno all’economia americana non tagliando i tassi di interesse sui Fed Funds.
Formalmente, anche per Powell valgono le stesse regole di “giusta causa”: non è possibile un licenziamento per divergenze sulla politica monetaria. Tuttavia, l’eventuale ricorso a un’interpretazione più ampia, che consideri le sue decisioni come “danno economico”, rischierebbe di aprire uno scontro istituzionale senza precedenti nella storia della banca centrale statunitense.
I Rischi di una Crisi Istituzionale
Le conseguenze di un tentativo di rimuovere un presidente della Fed sarebbero potenzialmente devastanti:
- Mercati in fibrillazione: gli investitori temono che un simile precedente possa minare la credibilità degli Stati Uniti, scatenando volatilità su dollaro, Treasury e mercati globali.
- Resistenza politica bipartisan: storicamente, repubblicani e democratici hanno sempre difeso l’autonomia della Federal Reserve. Una rimozione forzata di Powell incontrerebbe opposizione trasversale al Congresso.
- Indipendenza compromessa: il rischio più grave riguarda il futuro della Fed come istituzione indipendente. Se la banca centrale venisse percepita come uno strumento politico, la fiducia nella sua capacità di gestire inflazione e stabilità finanziaria verrebbe gravemente compromessa.
Vigilia Incandescente per il FOMC
Il prossimo meeting del FOMC si apre quindi in un clima di alta tensione. Da un lato, i mercati attendono segnali concreti sui futuri tagli dei tassi; dall’altro, lo scontro frontale tra Trump e la Fed rischia di diventare il vero protagonista della settimana.
Se il caso Lisa Cook ha già mostrato i limiti legali del potere presidenziale, la possibilità di estendere l’offensiva a Jerome Powell rappresenta una sfida diretta all’equilibrio tra Casa Bianca e banca centrale.
In un contesto in cui fiducia, stabilità e indipendenza sono beni più preziosi del denaro stesso, la battaglia politica sulla Fed potrebbe avere implicazioni di lungo periodo ben oltre la prossima decisione sui tassi.
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