Si alza il livello dello scontro tra Trump e la Fed: cosa significa per i mercati

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Il conflitto tra il presidente Donald Trump e la Federal Reserve ha raggiunto un nuovo livello di intensità. Per la prima volta nei 111 anni di storia dell’istituto, un presidente degli Stati Uniti ha firmato un ordine esecutivo per licenziare un membro del board: la governatrice Lisa Cook. La decisione, annunciata il 25 agosto, si basa sull’articolo II della Costituzione e sul Federal Reserve Act, che consentono la rimozione “per giusta causa”. Trump sostiene che questa causa esista, in quanto Cook sarebbe stata deferita al Dipartimento di Giustizia per presunte false dichiarazioni su documenti ipotecari.

Se la rimozione fosse confermata, Trump avrebbe la possibilità di nominare un nuovo governatore a suo piacimento, conquistando così la maggioranza all’interno del consiglio della Fed: 4 membri su 7 sarebbero scelti da lui. Questo scenario potrebbe accelerare la sua richiesta di tagli aggressivi ai tassi di interesse, fino a 300 punti base, con effetti dirompenti per la politica monetaria americana.

La reazione dentro la Fed e l’appello all’indipendenza

L’ordine esecutivo ha scatenato un’ondata di reazioni. Mercoledì, John Williams, presidente della Federal Reserve di New York e vicepresidente permanente del Federal Open Market Committee (FOMC), ha ribadito pubblicamente l’importanza dell’indipendenza della banca centrale. Williams ha dichiarato di aver lavorato con Lisa Cook e di averne sempre riscontrato integrità e dedizione alla missione della Fed. Ha inoltre sottolineato che solo banche centrali libere da pressioni politiche possono garantire stabilità dei prezzi e solidità economica di lungo periodo.

Il messaggio è chiaro: per Williams e altri esponenti della Fed, la battaglia si giocherà in tribunale, poiché la struttura dell’istituto è progettata per garantire decisioni indipendenti e di lungo respiro, non condizionate da esigenze politiche contingenti.

Powell e Williams mantengono la linea della cautela

Parallelamente, il presidente della Fed Jerome Powell ha ribadito la sua posizione attendista. Durante il simposio di Jackson Hole, ha segnalato la possibilità di un taglio dei tassi in autunno, ma senza impegni precisi. Anche Williams, pur riconoscendo che l’economia americana mostra un leggero rallentamento, ha parlato di un mercato del lavoro “solido” e ha indicato che eventuali tagli saranno guidati dai dati e non da pressioni politiche.

Secondo il FedWatch del CME, i mercati stimano con oltre l’85% di probabilità un taglio dei tassi già a settembre, che porterebbe il costo del denaro nella forchetta 4,0%-4,25%. Tuttavia, l’incertezza politica legata allo scontro Trump-Fed potrebbe cambiare radicalmente le prospettive.

Un rischio istituzionale per l’indipendenza della banca centrale

L’episodio segna un precedente pericoloso. Trump aveva già ipotizzato di licenziare Powell durante il suo primo mandato, ma non aveva mai osato procedere. Ora, con l’ordine esecutivo contro Cook, la Casa Bianca ha oltrepassato una linea rossa che rischia di minare la credibilità della Fed agli occhi dei mercati internazionali.

Se Trump riuscisse ad avere la maggioranza nel consiglio, la Federal Reserve potrebbe diventare più incline ad assecondare la sua agenda politica, con tagli rapidi e profondi ai tassi. Tuttavia, un intervento di questo tipo rischierebbe di alimentare i timori di stagflazione (alta inflazione e crescita debole) e di compromettere l’immagine di indipendenza che da sempre è la garanzia di stabilità della banca centrale americana.

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Roberto Contini
Roberto Contini
Operante nel settore investimenti da più di 30 anni, socio fondatore della Società Italiana di Analisi Tecnica, affiliata all’IFTA dal 1988, ha ricoperto ruoli da analista tecnico e fondamentale in Italia e all’estero ed è stato per 15 anni Responsabile Investimenti prima e successivamente Responsabile Area Advisory in Banca Intermobiliare d’Investimenti e Gestioni (BIM). Skills : Asset allocation, analisi tecnica e fondamentale, Macro View, stock picking

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