Il 5 agosto 2025, l’S&P 500 ha chiuso con un key reversal day: un massimo intraday superiore a quello del giorno precedente, ma una chiusura sul minimo giornaliero, inferiore ai livelli di lunedì. Questo pattern grafico ribassista riflette un’inversione nel sentiment degli investitori, scatenata da due fattori principali: dati economici deboli e nuove dichiarazioni del presidente Donald Trump sui dazi.
I servizi rallentano: il rischio stagflazione torna sul tavolo
A preoccupare gli operatori sono stati in particolare i dati macroeconomici legati al settore dei servizi, che rappresenta circa il 70% del PIL statunitense. L’indice PMI ISM dei servizi è sceso inaspettatamente a 50,1 a luglio (da 50,8 di giugno), ben al di sotto delle attese (51,5). Una lettura appena sopra la soglia dei 50 indica una crescita minima, ma in pratica segnala stagnazione.

I sottoindici dell’ISM hanno rivelato un quadro ancora più preoccupante:
- Attività in calo: 52,6 contro 54,2
- Nuovi ordini in calo: 50,3 contro 51,3
- Occupazione in contrazione: 46,4 contro 47,2
- Pressioni inflazionistiche in crescita: 69,9 contro 67,5
- Ordini inevasi e commercio globale in discesa
L’occupazione nel settore dei servizi è in contrazione per la quarta volta negli ultimi cinque mesi, e le pressioni sui prezzi hanno raggiunto il livello più alto da ottobre 2022. Questi dati alimentano timori di stagflazione: una combinazione di crescita fiacca, aumento dell’inflazione e calo dell’occupazione.

I dazi di Trump scuotono i mercati
A peggiorare ulteriormente il sentiment è intervenuto il presidente Trump, che ha annunciato nuovi dazi sui semiconduttori e chip in arrivo entro la prossima settimana. L’obiettivo dichiarato è riportare la produzione negli Stati Uniti.
Queste dichiarazioni hanno avuto un impatto immediato sui mercati asiatici e su Wall Street, accentuando la percezione di un ritorno a un contesto commerciale più protezionista, con ricadute negative sul commercio globale e sulla fiducia degli investitori.
Il comparto semiconduttori sotto pressione: arresti, esportazioni e trimestrali deludenti
Il settore dei semiconduttori ha subito ulteriori pressioni per una serie di notizie negative:
Inchiesta in California: due cittadini cinesi sono stati arrestati per aver spedito illegalmente chip AI prodotti da Nvidia, tra cui gli avanzatissimi H100, verso la Cina. Questi chip sono soggetti a controlli stringenti dal 2022. Le accuse includono violazioni delle normative sulle esportazioni, con implicazioni legate alla sicurezza nazionale.
Risultati AMD: dopo la chiusura di Wall Street, AMD ha pubblicato una trimestrale mista:
- EPS rettificato: 0,48$ contro i 0,49$ attesi
- Fatturato: 7,69 miliardi $, sopra le attese (7,42 miliardi $)
Nonostante le previsioni per il Q3 siano state superiori alle attese (tra 8,4 e 9 miliardi $, contro gli 8,3 attesi), il titolo ha perso il 5% nell’after-hours. Una reazione che suggerisce che il mercato “non beve più”: i buoni numeri sono ormai scontati, e si guarda al futuro con maggiore prudenza.
Sfida sull’AI: AMD ha lanciato la linea MI350 per competere con i chip Blackwell di Nvidia. Secondo l’azienda, i nuovi chip offrono una capacità AI 4 volte superiore e capacità di inferenza 35 volte superiore rispetto ai modelli precedenti.
I mercati temono una frenata strutturale
Tra dati macro deboli, nuove tensioni tariffarie e notizie negative dal fronte tech, il mercato ha lanciato un segnale chiaro: la fiducia vacilla. Il key reversal sull’S&P 500 potrebbe anticipare una fase correttiva, in un contesto in cui lo scenario di stagflazione torna a far paura. Il comparto tecnologico, finora leader del rialzo, mostra i primi segni di affaticamento.

