L’industria automobilistica europea sta attraversando una delle sue fasi più complesse degli ultimi decenni. La transizione all’elettrico, più lenta e costosa del previsto, unita alla concorrenza aggressiva della Cina, sta mettendo in ginocchio due pilastri del settore: la Germania e il gruppo Stellantis in Italia. Si tratta di una vera e propria “tempesta perfetta”, che combina debolezza della domanda, incertezze normative e nuovi rischi legati ai dazi statunitensi.
In Germania, cuore industriale del continente, l’automotive ha subito un drastico ridimensionamento. Tra giugno 2024 e giugno 2025 sono andati persi oltre 51.000 posti di lavoro, pari a circa il 7% della forza lavoro del comparto, secondo i dati di Moody’s. Volkswagen ha registrato un forte calo degli utili e ha rivisto al ribasso le stime per l’intero anno, mentre le vendite di brand iconici come BMW, Audi e Porsche hanno rallentato soprattutto in Cina, mercato chiave per il lusso tedesco. Le esportazioni di auto e componentistica verso gli Stati Uniti sono diminuite dell’8,6% nella prima metà del 2025, aggravando una crisi già evidente.
La Germania e il rischio di deindustrializzazione
A preoccupare non sono solo i bilanci delle aziende ma anche i dati macro. Il PIL tedesco è in calo da due anni consecutivi e nel secondo trimestre 2025 ha registrato un -0,3%, accentuando il rischio di recessione tecnica. Le vendite di veicoli elettrici a batteria (BEV) sono passate dall’8,1% del 2023 al 7% del 2025, un segnale del ritardo accumulato nella transizione green. Per contrastare il rischio di deindustrializzazione, Berlino ha messo sul tavolo un piano straordinario di investimenti pubblici da 1.000 miliardi di euro, definito “bazooka economico”, con l’obiettivo di sostenere imprese e occupazione.
Stellantis: la crisi italiana e i rapporti con il governo
Non va meglio in Italia, dove Stellantis affronta un vero e proprio crollo della produzione. Il 2024 è stato definito un “annus horribilis”: la produzione di auto in Italia è scesa del 37% rispetto al 2023, tornando ai livelli del 1956. Una situazione drammatica che mette a rischio circa 25.000 posti di lavoro negli stabilimenti nazionali.
La causa principale è una domanda interna debole, aggravata da incertezze normative e dalla concorrenza cinese, che con modelli più economici e tecnologicamente competitivi sta guadagnando quote di mercato. Stellantis ha avviato procedure di licenziamenti collettivi e uscite volontarie, mentre il governo italiano ha stanziato 400 milioni di euro nel biennio 2026-2027 per sostenere il comparto. Tuttavia, non è previsto un rilancio produttivo prima del 2026, quando entreranno in commercio i nuovi modelli elettrici.
Due strategie diverse per la stessa crisi
Le difficoltà in Germania e in Italia evidenziano problemi strutturali comuni: ritardi nella mobilità elettrica, pressione competitiva globale e calo della domanda interna. Tuttavia, le risposte sono diverse. La Germania punta su un massiccio intervento statale per sostenere le proprie case automobilistiche, mentre Stellantis adotta una strategia difensiva, fatta di tagli e consolidamento in attesa di un rilancio.
Il futuro dell’industria automobilistica europea dipenderà dalla capacità di innovare e di recuperare terreno sul fronte elettrico, senza perdere competitività sui mercati globali. In caso contrario, il rischio di perdere definitivamente la leadership industriale a favore della Cina non è più solo un’ipotesi, ma una concreta minaccia.
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