Un nuovo episodio si aggiunge alla complessa saga di Intel. Lunedì, Intel e SoftBank hanno annunciato un accordo da 2 miliardi di dollari, con il conglomerato giapponese che acquisterà azioni ordinarie a 23 dollari l’una, pari a circa il 2% del capitale. L’operazione ha reso SoftBank il quinto maggiore azionista, rafforzando il titolo che è salito del 6% nell’after-hours.
Il CEO di Intel, Lip-Bu Tan, ha commentato positivamente l’investimento, ricordando il lungo rapporto di collaborazione con Masayoshi Son e sottolineando come questa operazione rappresenti un voto di fiducia cruciale in un momento delicato per il colosso americano dei semiconduttori.
Una società in piena ristrutturazione
Intel arriva a questo accordo dopo un anno difficile: nel 2024 il titolo ha perso oltre il 60% del valore, la peggior performance in oltre mezzo secolo. Nel 2025, però, le azioni hanno recuperato circa il 18%.
La ristrutturazione avviata da Tan, succeduto a Pat Gelsinger a marzo, punta a rendere Intel più snella e competitiva, con investimenti mirati nel settore delle fonderie e dei chip per intelligenza artificiale. Il nodo centrale resta la divisione foundry: un progetto ambizioso che, però, deve ancora assicurarsi clienti di primo piano. La società ha chiarito che nuovi investimenti verranno fatti solo dopo aver ottenuto ordini significativi.
Il fronte politico e le pressioni da Washington
La partita Intel non è soltanto industriale, ma anche politica. Negli Stati Uniti l’azienda rappresenta l’unico player in grado di produrre chip avanzati sul suolo nazionale, un asset strategico nella competizione con la Cina.
Il presidente Donald Trump, dopo aver inizialmente chiesto le dimissioni del CEO Tan accusandolo di conflitti di interesse con la Cina, ha incontrato il management di Intel la scorsa settimana. Secondo Bloomberg, l’amministrazione sta persino valutando l’acquisizione diretta di una partecipazione pubblica in Intel per rafforzare la produzione domestica. L’ipotesi mira a finanziare i nuovi impianti in Ohio e consolidare l’autonomia americana nei semiconduttori.
SoftBank, sempre più protagonista del mondo AI
Per SoftBank, l’ingresso in Intel si inserisce in una strategia più ampia: consolidare il proprio ruolo nei mercati globali dei chip e dell’intelligenza artificiale.
Negli ultimi anni il gruppo giapponese ha costruito un portafoglio imponente:
- Arm Holdings, acquisita nel 2016 per 32 miliardi di dollari, oggi vale circa 150 miliardi.
- Ampere Computing, acquistata quest’anno per 6,5 miliardi.
- Investimenti record in OpenAI (40 miliardi) e nel progetto infrastrutturale Stargate con Oracle, OpenAI e lo stesso Trump, per un impegno fino a 500 miliardi di dollari nei prossimi anni.
Masayoshi Son ha definito l’investimento in Intel un atto strategico, convinto che la produzione di semiconduttori avanzati negli Stati Uniti sia destinata ad espandersi e che Intel svolgerà un ruolo decisivo in questo processo.
Conviene comprare azioni Intel oggi?
Dopo i recenti rialzi, la valutazione di Intel richiede un approccio prudente. Essendo un’azienda in piena ristrutturazione, i tradizionali multipli P/E hanno meno senso. Meglio concentrarsi su metriche come:
- EV/Sales forward, per misurare la capacità di generare ricavi in una fase di margini compressi.
- EV/EBITDA a lungo termine, utile per valutare la ripresa della redditività dal 2026 in poi.
- Price/Sales, indicatore efficace quando gli utili sono ancora negativi ma i ricavi attesi crescono.
Altri approcci chiave sono il Discounted Cash Flow, che incorpora gli enormi Capex delle nuove fonderie, e il metodo Sum-of-the-Parts, che valorizza separatamente le diverse divisioni (CPU, data center, Mobileye, foundry).
L’ingresso di SoftBank in Intel rappresenta un segnale forte al mercato: c’è fiducia nella capacità di turnaround del colosso americano. Tuttavia, la scommessa resta complessa e fortemente legata a tre variabili: la riuscita della divisione foundry, il supporto politico di Washington e la concorrenza con i giganti asiatici.
Per gli investitori, Intel rimane una scommessa da lungo periodo, più adatta a chi crede nella trasformazione strategica del settore e nel ritorno di Intel come player centrale nella battaglia globale per i semiconduttori.
