Le azioni Apple hanno registrato un rialzo del 13% nell’ultima settimana, il più forte guadagno settimanale in oltre cinque anni, grazie all’annuncio di un piano di investimenti da 100 miliardi di dollari in aziende e componenti americani nei prossimi quattro anni. L’incontro tra Tim Cook e Donald Trump ha rassicurato gli investitori, spingendo la capitalizzazione di mercato a 3,4 trilioni di dollari, con un incremento di oltre 400 miliardi.
Trump ha promesso che Apple sarà esentata da futuri dazi sui chip importati, misura che aveva preoccupato i mercati e che avrebbe potuto pesare sulla redditività. Solo a luglio, la società aveva stimato fino a 1 miliardo di dollari di costi tariffari nel trimestre in corso.
Valutazioni già tirate al limite
Nonostante l’entusiasmo, il rally ha riportato il titolo in prossimità del target price medio degli analisti, storicamente un’area di resistenza. Il P/E forward si attesta a 29 volte gli utili attesi per l’anno fiscale 2026, con un P.E.G di 4, valori considerati estremamente elevati anche per un’azienda come Apple.
La reazione appare in gran parte emotiva: l’investimento annunciato non garantisce un miglioramento immediato di utili e margini, mentre lo scenario macro potrebbe cambiare radicalmente nei prossimi quattro anni.
I risultati recenti e il nodo AI
Nel Q3 2025, Apple ha riportato ricavi misti: crescita a doppia cifra per gli iPhone (+13%), ma sotto le attese in alcune categorie, come iPad. La componente servizi resta il motore di espansione, rafforzando l’ecosistema e la fidelizzazione degli utenti.
Sul fronte intelligenza artificiale, Apple appare in ritardo rispetto a concorrenti come Microsoft, Google e Meta, che hanno investito massicciamente nell’AI generativa. Tuttavia, l’attesa per una strategia AI più definita è alta: si parla di integrazione di nuove funzionalità nel prossimo iPhone 16 e di strumenti per sviluppatori.
La variabile cinese e i rischi geopolitici
Il mercato cinese resta un pilastro per Apple, ma anche un punto critico. L’accordo con Alibaba per la distribuzione dell’iPhone 16 in Cina è promettente, ma soggetto a rischi geopolitici, soprattutto dopo la scelta di concentrare parte degli investimenti negli USA.
La recente debolezza dei dati economici cinesi potrebbe pesare sulle vendite, mentre le tensioni commerciali con Washington e la minaccia di nuovi dazi rischiano di impattare la catena di approvvigionamento e i margini.
Conclusione
Il recente rally di Apple è stato alimentato più da fattori politici e di sentiment che da fondamentali solidi. Con valutazioni già elevate e un contesto macro complesso, la cautela sembra d’obbligo per chi valuta un ingresso sul titolo in questa fase.
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