Wall Street ai massimi storici, mentre il PMI Caixin sorprende con il rimbalzo delle esportazioni cinesi

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L’S&P 500 tocca i 6.200 punti nonostante l’incertezza macro. Intanto la manifattura cinese, sostenuta dalla tregua tariffaria, torna a crescere grazie all’export.


Il rally di Wall Street non si arresta. Ieri sera, in chiusura, l’indice S&P 500 ha segnato un nuovo massimo storico, avvicinandosi alla soglia psicologica dei 6.200 punti, superando i precedenti picchi di febbraio (6.140). Un traguardo raggiunto nonostante le persistenti incertezze sull’economia americana, in particolare sulle prospettive per il terzo e quarto trimestre del 2025 e sul futuro della politica monetaria.

Il clima resta teso a Washington, dove prosegue il confronto acceso sul “Big Beautiful Bill” proposto da Trump, che ha superato un ostacolo cruciale in commissione Senato. Il piano, estremamente divisivo, include tagli a programmi federali come il Medicaid e lo SNAP (sostegno nutrizionale), nonché un aumento del tetto del debito da 5.000 miliardi di dollari. La leadership repubblicana è al lavoro per ottenere il sostegno di senatori chiave, mentre la Camera dovrebbe esprimersi in settimana, prima della pausa del 4 luglio.

Dal lato macroeconomico, i dati misti sull’inflazione stanno alimentando incertezza. Il presidente della Fed di Atlanta, Raphael Bostic, ha sottolineato quanto oggi sia difficile “modellare l’economia” in uno scenario in continua evoluzione, citando anche il recente dietrofront del Canada sulla digital tax. Le imprese e i consumatori, secondo la Fed, sono sempre più attenti alle aspettative sui prezzi e alle loro implicazioni pratiche.


La Cina sorprende con un rimbalzo inaspettato del PMI manifatturiero

Mentre gli occhi dei mercati restano puntati sugli USA, è la Cina a offrire la sorpresa macro del giorno. L’indice Caixin/S&P Global PMI del settore manifatturiero ha registrato un valore di 50,4 a giugno, tornando sopra la soglia dei 50 punti che segna la crescita, contro il 49,0 atteso e il 48,3 di maggio – il peggior dato da settembre 2022.

Il miglioramento è attribuibile soprattutto ai produttori orientati all’export, che hanno beneficiato della recente tregua tariffaria con gli Stati Uniti. Secondo Caixin, sia l’offerta che la domanda sono tornate a crescere, con la produzione in espansione al ritmo più rapido da novembre. Tuttavia, la crescita delle nuove esportazioni è stata solo marginale.

Va notato che il sondaggio Caixin si basa su un campione più piccolo (circa 500 aziende), rispetto a quello ufficiale cinese (oltre 3.000), e copre principalmente imprese private esportatrici. Inoltre, viene condotto a metà mese, mentre l’indice PMI ufficiale – pubblicato lunedì – ha mostrato una contrazione per il terzo mese consecutivo, seppure in miglioramento.


La corsa all’export cinese prima della scadenza della tregua

Il rimbalzo del PMI privato appare legato a un’accelerazione delle spedizioni verso l’estero. Gli esportatori cinesi, consapevoli che la tregua di 90 giorni con Washington scadrà a metà agosto, stanno cercando di anticipare i flussi commerciali, temendo un nuovo inasprimento dei dazi. La crescita delle esportazioni si è orientata principalmente verso il Sud-est asiatico e l’Unione Europea.

Secondo i dati ufficiali, le esportazioni verso gli Stati Uniti sono crollate del 34,5% a maggio su base annua, dopo un calo del 21% ad aprile. Ciò evidenzia la fragilità strutturale degli scambi tra le due superpotenze, nonostante la tregua. Le piccole e medie imprese cinesi, in particolare, restano vulnerabili a nuovi round di dazi, che potrebbero arrivare già a fine estate se i negoziati fallissero.

Intanto, nonostante le pressioni occidentali contro l’eccesso di capacità industriale, la manifattura ha pesato per oltre il 26% del PIL cinese nel primo trimestre 2025. Pechino continua a puntare su questo comparto per sostenere la crescita, anche in un contesto di relazioni commerciali tese.


Wall Street e Pechino: due rally, due logiche diverse

In sintesi, mentre Wall Street festeggia nuovi massimi spinta più dall’aspettativa di una politica fiscale espansiva che da fondamentali economici solidi, la Cina mostra segnali di ripresa più concreti sul fronte manifatturiero e commerciale. Tuttavia, in entrambi i casi, i rischi restano elevati: incertezza politica negli USA e tensioni tariffarie latenti tra Pechino e Washington.

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Roberto Contini
Roberto Contini
Operante nel settore investimenti da più di 30 anni, socio fondatore della Società Italiana di Analisi Tecnica, affiliata all’IFTA dal 1988, ha ricoperto ruoli da analista tecnico e fondamentale in Italia e all’estero ed è stato per 15 anni Responsabile Investimenti prima e successivamente Responsabile Area Advisory in Banca Intermobiliare d’Investimenti e Gestioni (BIM). Skills : Asset allocation, analisi tecnica e fondamentale, Macro View, stock picking

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