È facile individuare i primi vincitori del boom dell’intelligenza artificiale. Titoli come Nvidia e AMD sono saliti vertiginosamente, mentre le aziende si affrettavano ad accumulare chip e infrastrutture. E sebbene questo percorso sia stato redditizio, è anche affollato: tutti guardano gli stessi titoli e inseguono la stessa operazione.
Ma i maggiori guadagni a lungo termine raramente provengono dai leader più ovvi. Derivano dalle aziende che sfruttano le nuove tecnologie con un certo slancio, utilizzando gli strumenti più recenti per operare in modo più veloce, snello e intelligente. Nel caso dell’intelligenza artificiale, questo riguarda chi ripensa il flusso di lavoro, non solo i produttori di chip. Questo è un investimento di secondo ordine. Ed è lì che tendono a verificarsi i rendimenti più duraturi.
Il vero vantaggio sta nella produttività
Il maggiore impatto economico dell’intelligenza artificiale non risiede nei lanci di prodotti sensazionali o nei nuovi modelli rivoluzionari, ma nella produttività. E i veri vincitori non sono necessariamente coloro che sviluppano la tecnologia. La stanno integrando nelle loro attività per ridurre i costi, aumentare i margini e fare di più con meno.
Nei settori operai, l’intelligenza artificiale sta già rimodellando il modo in cui il lavoro viene svolto. Magazzini automatizzati, manutenzione predittiva e ottimizzazione dei percorsi di consegna: tutto ciò riduce i tempi di inattività e l’intensità di lavoro. Anche il lavoro d’ufficio sta cambiando. JPMorgan ora elabora i contratti in pochi secondi, un lavoro che prima impegnava gli analisti per ore.
I lavori raccontano la storia
Non tutte le aziende ne traggono beneficio allo stesso modo. La variabile chiave è la struttura del lavoro. Le aziende con grandi riserve di manodopera variabile – nella logistica, nella vendita al dettaglio, nella produzione o nell’ospitalità – sono quelle che hanno più da guadagnare. Questi settori operano su larga scala, con processi e margini ridottissimi. Questo li rende ideali per l’ottimizzazione basata sull’intelligenza artificiale.
Riorganizzare i processi: un vantaggio competitivo
I principali vincitori dell’intelligenza artificiale riconsidereranno il modo in cui si lavora. Questo significa riorganizzare i processi, ridurre le fasi e trasformare funzioni lente e costose in funzioni rapide e automatizzate. Cambiano le curve dei costi, si ampliano i margini, le unità a basso rendimento diventano redditizie.
Il segnale da tenere d’occhio non sono i licenziamenti, ma le aziende che stanno ricostruendo le proprie attività attorno a ciò che l’intelligenza artificiale rende possibile. È più difficile da individuare, certo, ma offre vantaggi reali e strutturali.
Il ciclo di vita dell’azienda conta
Naturalmente, il fatto che un’azienda risparmi non significa che quei risparmi andranno agli azionisti. Le aziende più giovani tendono a reinvestire, mentre quelle mature spesso convertono i risparmi in margini, dividendi o riacquisti. Microsoft è un caso esemplare: integra l’IA ovunque e i risparmi si riflettono direttamente sugli utili.
Le dinamiche settoriali sono fondamentali. In mercati competitivi i risparmi si traducono in prezzi più bassi; in contesti sindacalizzati, possono tradursi in retribuzioni migliori.
Settori già esposti in modo virtuoso
Alcuni dei settori più promettenti includono:
- Retail e logistica: Walmart e Target usano AI per automatizzare e ottimizzare magazzini e catene distributive.
- Sanità: UnitedHealth usa AI per snellire le pratiche e scoprire frodi.
- Industria: Siemens sta incorporando l’IA in infrastrutture e sistemi energetici.
- Software: aziende come Intuit, HubSpot e Atlassian usano l’IA per ridurre i costi interni. Cadence e Synopsys migliorano i propri strumenti di progettazione chip grazie all’AI.
Conclusione
Investire in IA in modo intelligente significa non inseguire la prima ondata, ma riconoscere le aziende che trasformano la tecnologia in efficienza e vantaggi competitivi duraturi. La vera ricchezza si costruisce nella seconda e terza ondata.
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