Il mercato UK cresce mentre S&P 500 e MSCI World arrancano: tre fattori spiegano la sorprendente forza della Borsa di Londra.
Non è un evento frequente, ma sta accadendo: le azioni del Regno Unito stanno sovraperformando i mercati azionari globali, registrando rendimenti superiori rispetto a quelli offerti da indici tradizionalmente dominanti come l’S&P 500 o l’MSCI World.
Nel 2025, l’indice FTSE All-Share – che include circa 600 tra le maggiori società britanniche – è salito di quasi +9% da inizio anno (comprensivo di dividendi reinvestiti). Per confronto, gli investitori UK che hanno mantenuto esposizione all’MSCI World hanno subito un calo dell’1%, mentre quelli investiti nell’S&P 500 hanno perso il 4%.
Un contributo viene anche dalla forza della sterlina, che ha guadagnato circa l’8% sul dollaro: un contesto che ha penalizzato indici mondiali fortemente esposti a titoli denominati in dollari (come appunto l’MSCI World). Ma al di là degli effetti valutari, il mercato britannico sembra aver trovato una nuova narrativa vincente.
Ecco tre motivi per cui la sovraperformance delle azioni UK potrebbe continuare.
1. Il ritorno degli investitori globali
Negli ultimi mesi si è registrata un’inversione dei flussi di capitale: il denaro, che per anni ha alimentato le borse americane, sta ora tornando in Europa e nel Regno Unito. Alec Cutler, portfolio manager del fondo Orbis Global Balanced, paragona il fenomeno a un “muro d’acqua” che prima si riversava su Wall Street e che ora si sta ritirando a favore di Londra.
I dati più recenti lo confermano. Il Fund Manager Survey di Bank of America mostra un netto calo degli investitori con posizionamenti “sottopesati” sul mercato UK. Anche Calastone, società di analisi dei flussi di fondi, ha rilevato che i deflussi dai fondi UK si sono dimezzati rispetto alla media degli ultimi tre anni. Londra non vive ancora un boom, ma l’interesse internazionale sta crescendo in modo costante.
2. Valutazioni attraenti e margine di sicurezza
Uno dei principali driver del ritorno di interesse è il prezzo: molte azioni britanniche sono considerate sottovalutate, soprattutto rispetto ai loro omologhi statunitensi.
Il concetto è semplice: minori aspettative = maggior margine di sicurezza. Gli investitori value cercano società solide i cui titoli scontano già molte “cattive notizie”. Così facendo, ottengono un potenziale di rivalutazione significativo se le cose migliorano, e un rischio contenuto se i problemi persistono.
Cutler cita l’esempio di Keller Group, azienda di geoingegneria acquistata dal suo fondo quando scambiava a sole 4-5 volte gli utili. Oggi il titolo ha raddoppiato di valore, e il P/E è salito a 8. Se fosse quotato negli USA, osserva Cutler, probabilmente varrebbe 20 volte gli utili.
3. Scudo contro la guerra dei dazi
Il FTSE è ben posizionato rispetto al contesto geopolitico, soprattutto in confronto a Stati Uniti, Cina e Unione Europea, attualmente coinvolti in tensioni tariffarie. Il Regno Unito non ha un surplus commerciale tale da renderlo un bersaglio per l’amministrazione Trump, e non ospita settori ad alto rischio di dazi – come l’automotive o il tech.
Secondo Alex Wright, gestore del fondo Fidelity Special Values, questo “isolamento relativo” protegge il listino inglese dai colpi di frusta del commercio globale. Wright punta su titoli domestici come DFS (arredamento) e Frasers Group (retail), valorizzati da valutazioni basse e buone prospettive di ripresa, soprattutto se i tassi d’interesse dovessero calare e stimolare i consumi.
Outlook positivo, ma senza euforia
La performance superiore del FTSE All-Share non è legata a un boom speculativo, ma a una combinazione di valutazioni contenute, resilienza economica e rinnovato interesse internazionale. Questo rende le azioni britanniche interessanti per investitori alla ricerca di stabilità e rendimento in un contesto globale ancora fragile.
Senza grandi promesse, la Borsa di Londra sta offrendo rendimenti reali e tangibili, in controtendenza rispetto a mercati più narrativi come quello statunitense. E se la rotazione verso asset “value” dovesse proseguire, le azioni britanniche potrebbero essere solo all’inizio del loro rilancio.
