Il prossimo 9 luglio rappresenta una scadenza cruciale per l’economia globale: scadrà la sospensione di 90 giorni decisa da Donald Trump sui dazi commerciali. Dopo il “Giorno della Liberazione” del 2 aprile, in cui l’aliquota media era balzata al 25%, l’attuale media resta alta, intorno al 15%, con dazi settoriali su auto, acciaio e farmaceutica.
I tre scenari possibili
Gli analisti delineano tre possibili scenari:
- Proroga selettiva per i Paesi “collaborativi” come India, Vietnam e Corea del Sud. Questi potrebbero ottenere un’estensione fino al Labor Day, proseguendo le trattative senza nuovi aumenti.
- Dazi intermedi con una formula “a scatto”: tariffe tra il 10% e il 25% che fungano da leva negoziale, soprattutto verso l’Unione Europea.
- Escalation protezionista, con nuove tariffe generalizzate. L’UE sembra particolarmente esposta, anche a causa della sua difficoltà a rispondere rapidamente e in modo unitario. Bruxelles ha già preparato contromisure.
I partner commerciali più a rischio
Trump promette “90 accordi in 90 giorni”, ma finora solo Regno Unito e Cina hanno siglato intese parziali. I negoziati con India e Giappone sono in fase avanzata, ma restano ostacoli su auto e agricoltura. Il rischio di blocchi improvvisi e annunci a effetto è elevato.
Per le aziende globali, la situazione resta incerta. Le esportazioni cinesi sono aumentate nel breve termine, spinte dal tentativo di anticipare le scadenze, ma le PMI temono il ritorno di dazi punitivi. Intanto, la politica commerciale USA continua a mostrare segni di discontinuità, con effetti a catena su produzione, logistica e inflazione.
