Il contrasto tecnologico tra Stati Uniti e Cina si gioca oggi su uno dei fronti più strategici: i chip per l’intelligenza artificiale. Mentre gli USA intensificano le restrizioni sulle esportazioni verso la Cina, quest’ultima prova a costruire un ecosistema nazionale alternativo. Tuttavia, le difficoltà restano profonde e strutturali.
Già ad aprile, Nvidia ha confermato che le nuove regole imposte da Washington hanno impedito la vendita in Cina del chip H20, una versione attenuata dell’H100 progettata proprio per rispettare i precedenti limiti. Nonostante ciò, l’H20 è ancora superiore a qualsiasi alternativa sviluppata in Cina. I controlli hanno però dato uno slancio all’industria nazionale: il governo cinese ha mobilitato decine di miliardi per creare una catena del valore interamente domestica, ma il gap con gli USA resta ampio.
Il piano di Pechino: chip made in China, ma non senza ostacoli
L’ambizione della Cina è chiara: diventare il leader globale dell’AI entro il 2030. Il primo passo è svincolarsi dalle tecnologie statunitensi. A questo scopo, aziende come Huawei sono state incaricate di guidare lo sviluppo di GPU e chip AI interamente nazionali.
Tuttavia, le limitazioni non riguardano solo l’hardware finale, ma anche l’intera filiera: tecnologie di produzione, know-how, litografia avanzata, chip di memoria. Per colmare queste lacune, Pechino ha avviato un piano di investimenti su scala senza precedenti, spingendo aziende locali a sviluppare alternative alle GPU Nvidia, ai chip HBM sudcoreani e ai macchinari ASML per la litografia.
Huawei guida la rincorsa: l’Ascend 910C punta a Nvidia
In risposta alla stretta USA, Huawei ha accelerato lo sviluppo della propria linea di GPU tramite la divisione HiSilicon. L’attuale top di gamma, Ascend 910B, è già in produzione di massa e ha rappresentato un primo segnale di recupero. La prossima generazione, Ascend 910C, promette prestazioni più vicine all’H20 di Nvidia, anche se ancora lontane dall’H100.
Va ricordato che Nvidia non produce fisicamente i propri chip, ma si affida a fonderie come TSMC per la produzione su larga scala. Il design delle GPU rimane la sua vera forza, tanto che anche clienti cinesi continuano ad acquistare qualunque modello disponibile. Ma con il blocco alle esportazioni, Huawei resta l’unica opzione credibile per il mercato domestico cinese.
Il vero problema: fonderie, litografia e nanometri
La produzione effettiva delle GPU è uno dei maggiori ostacoli. Huawei è esclusa da TSMC, la fonderia taiwanese più avanzata al mondo. L’alternativa cinese, SMIC, ha raggiunto la produzione a 7 nanometri, ma resta distante dai 3nm di TSMC. Le dimensioni nanometriche sono fondamentali per efficienza e potenza.
SMIC avrebbe già realizzato un chip 5G a 5nm per il Mate 60 Pro di Huawei nel 2023, una mossa che ha sorpreso molti osservatori. Tuttavia, produrre GPU AI avanzate in serie a quei livelli resta ancora impossibile. Inoltre, la mancanza di accesso alle macchine EUV di ASML blocca l’ulteriore avanzamento tecnologico.
Litografia avanzata: la chiave (chiusa) dell’autonomia cinese
Le macchine litografiche EUV di ASML sono un collo di bottiglia strategico. A causa delle restrizioni statunitensi, la Cina non può importare questi strumenti avanzatissimi, indispensabili per produrre chip all’avanguardia a costi competitivi. SMIC ha trovato soluzioni temporanee basate su litografia UV profonda (DUV), ma la scalabilità e la precisione restano un problema.
Replicare o superare le tecnologie litografiche esistenti richiederà anni, se non decenni. Per questo motivo, Pechino sta considerando percorsi alternativi, puntando a tecnologie disruptive per aggirare i limiti attuali invece che imitarli.
Memorie HBM: il tallone d’Achille dell’ecosistema AI cinese
Le GPU non bastano: servono memorie HBM (High Bandwidth Memory), indispensabili per l’addestramento e l’esecuzione di modelli AI. A oggi, il mercato è dominato da SK Hynix, Samsung e Micron. La Corea del Sud ha già aderito alle restrizioni americane, bloccando la vendita di alcuni chip HBM alla Cina.
Pechino si affida ora a CXMT (ChangXin Memory Technologies), che in partnership con Tongfu Microelectronics ha avviato le prime fasi produttive di chip HBM. Tuttavia, la tecnologia è ancora lontana dagli standard richiesti dalle applicazioni di AI più avanzate.
Conclusione: indipendenza possibile, ma non imminente
La Cina ha compiuto progressi concreti nello sviluppo di un ecosistema AI autonomo, ma la strada è ancora lunga. I limiti tecnologici nelle fonderie, nella litografia, nella produzione di HBM e nell’efficienza delle GPU rendono improbabile un sorpasso imminente su Nvidia e sull’intera catena del valore USA.
Tuttavia, il cambiamento è in atto. La prossima generazione di chip come l’Ascend 910C, i passi avanti di SMIC e lo sviluppo di memorie domestiche indicano una direzione chiara: la Cina vuole – e sta provando – a costruire una filiera AI completa, ma avrà bisogno di tempo, innovazione e molta resilienza per riuscirci davvero.
Approfondimento
L’intelligenza artificiale può rivoluzionare (e minacciare) la pubblicità come l’abbiamo conosciuta
