I dati di maggio mostrano un’inflazione ancora ostinata, mentre si moltiplicano i segnali di rallentamento dell’economia USA. Trump alza la pressione sulla Fed e punta a sostituire Jerome Powell prima della scadenza naturale del mandato.
La tensione tra la Casa Bianca e la Federal Reserve è tornata a salire dopo i dati sull’inflazione PCE Core pubblicati venerdì. Secondo il Dipartimento del Commercio, l’indice dei prezzi alla spesa personale (PCE) – la misura d’inflazione preferita dalla Fed – è cresciuto dello 0,1% su base mensile, con un tasso annualizzato del 2,3%, in linea con le attese. Tuttavia, il PCE core, che esclude alimentari ed energia, ha segnato un aumento dello 0,2% mensile e del 2,7% su base annua, entrambi sopra le previsioni (rispettivamente 0,1% e 2,6%).
Il dato core è quello più osservato dalla Fed per valutare le tendenze strutturali dell’inflazione. Con un obiettivo fissato al 2%, la banca centrale è ancora lontana dal target. La lettura rafforza la prudenza del presidente Powell, ma alimenta le critiche del presidente Trump, che da settimane chiede un taglio immediato dei tassi d’interesse.
Segnali di Rallentamento in Aumento
Accanto al dato sull’inflazione, anche i consumi e i redditi personali offrono motivi di riflessione. A maggio, la spesa dei consumatori è calata dello 0,1%, contro attese di +0,1%, mentre il reddito personale è sceso dello 0,4%, a fronte di una previsione di +0,3%. A ciò si aggiungono dati deboli da parte della produzione industriale, delle vendite al dettaglio e dei rapporti delle Fed regionali di New York e Philadelphia. I “continuing claims” – le richieste continuative di sussidi – sono in leggero aumento.
Il quadro macro in deterioramento ha riacceso le speculazioni su un possibile taglio dei tassi già a luglio, ma Powell ha dichiarato che è prematuro discuterne, raffreddando le aspettative. Alcuni membri del FOMC sono invece più inclini a intervenire, soprattutto se l’effetto inflattivo dei dazi imposti da Trump si rivelerà contenuto.
Trump: Tagliare Subito o Cambiare il Presidente della Fed
Donald Trump continua a esercitare forti pressioni sulla Fed, sostenendo che l’inflazione è sotto controllo e che un taglio dei tassi è non solo possibile, ma necessario per sostenere la crescita. Il presidente ha ribadito che la Fed potrà sempre invertire rotta in caso di sorprese inflazionistiche. Powell, invece, mantiene una posizione prudente, ancorata ai dati, ma sta diventando sempre più bersaglio degli attacchi del presidente.
Questa settimana Trump lo ha definito “stupido” e ha lasciato intendere che nominerà a breve un successore, gettando nuove ombre sull’indipendenza della banca centrale americana.
Il Nodo Costituzionale: Chi Comanda la Politica Monetaria?
Lo scontro tra esecutivo e banca centrale si inserisce in un dibattito più ampio sull’indipendenza della Fed, un principio sancito – seppur indirettamente – dalla Costituzione americana. Sebbene il presidente USA nomini il presidente della Fed, non può rimuoverlo a piacimento, salvo “giusta causa”, come stabilito dal caso Humphrey’s Executor (1935). Tuttavia, alcuni analisti sostengono che la Fed, come istituzione sui generis, potrebbe essere un’eccezione.
Trump, da sempre contrario a tassi elevati, considera la politica monetaria uno strumento economico e politico, e i suoi tentativi di influenzare Powell sono letti da molti come una minaccia all’autonomia della Fed.
Powell in Bilico: I Nomi per la Successione
Secondo indiscrezioni riportate da fonti vicine alla Casa Bianca, Trump avrebbe già una rosa ristretta di candidati pronti a sostituire Powell, anche se il suo mandato scade nel maggio 2026. L’obiettivo sarebbe nominarne il successore già a settembre o ottobre 2025, trasformando Powell in un “lame duck” e condizionando in anticipo le aspettative del mercato.
Tra i nomi più accreditati per guidare la Federal Reserve nel dopo-Powell figurano:
- Kevin Warsh, ex governatore della Fed
- Kevin Hassett, ex capo del Consiglio Economico Nazionale
- Christopher Waller, attuale governatore della Fed
- Scott Bessent, Segretario del Tesoro
- Judy Shelton, ex candidata controversa di Trump
- David Malpass, già presidente della Banca Mondiale
La nomina anticipata di un “chair-in-waiting” sarebbe un gesto senza precedenti e rischierebbe di destabilizzare i mercati, alimentando nuove tensioni su indipendenza e credibilità della politica monetaria statunitense.
