Settimana decisiva per Nvidia, che presenterà i risultati del quarto trimestre dopo la chiusura dei mercati di mercoledì, intorno alle 22:20 ora italiana. Al di là del dato contabile, l’attenzione sarà tutta sull’Outlook per l’anno fiscale 2026, iniziato ad aprile.
Tra le notizie emerse negli ultimi giorni, un elemento domina la scena: la difficoltà di Nvidia nel recuperare quote di mercato in Cina. La questione è stata affrontata direttamente dal CEO Jensen Huang e da numerosi analisti, che vedono nella Cina sia un rischio che un’opportunità strategica irrinunciabile.
La Cina resta un mercato cruciale per Nvidia
Nel corso dell’ultimo anno fiscale, la Cina ha rappresentato il 13% delle vendite totali per Nvidia. Ignorare questo mercato non è un’opzione sostenibile. Ma le restrizioni all’export imposte dagli Stati Uniti hanno reso il percorso molto più difficile.
Dopo il blocco del chip H20 ad aprile, Nvidia ha provato a sviluppare una versione declassata per il mercato cinese, ma senza successo. Attualmente, l’azienda sta lavorando su un nuovo chip basato sull’architettura Blackwell, pensato appositamente per rispettare i vincoli normativi USA. La produzione dovrebbe iniziare a settembre.
Il quadro competitivo si è aggravato: la quota di mercato di Nvidia in Cina è scesa dal 95% pre-2022 al 50% attuale, come dichiarato dallo stesso Huang a Taipei. Il principale concorrente è Huawei, con il suo chip Ascend 910B, che sta guadagnando velocemente terreno. Huang ha avvertito che, se le restrizioni continueranno, molti clienti cinesi si rivolgeranno inevitabilmente a Huawei.
Le conseguenze sono già pesanti: Nvidia ha dovuto svalutare 5,5 miliardi di dollari di inventario e ha perso fino a 15 miliardi di dollari di vendite potenziali. Le nuove restrizioni includono limiti alla larghezza di banda della memoria GPU, un parametro essenziale per le applicazioni AI, aggravando ulteriormente il contesto competitivo.
Le contromosse di Nvidia
Per rispondere alla crisi, Nvidia ha accelerato lo sviluppo di una nuova GPU AI destinata esclusivamente al mercato cinese, con un prezzo significativamente più basso rispetto all’H20. Secondo fonti interne, la produzione inizierà già a giugno.
Il nuovo chip, basato sulla RTX Pro 6000D, sarà dotato di memoria GDDR7 (non HBM) e non utilizzerà la tecnologia avanzata di packaging CoWoS di TSMC. Sarà quindi più semplice da produrre e meno performante, ma anche più compatibile con le attuali norme USA.
Il prezzo sarà compreso tra 6.500 e 8.000 dollari, rispetto ai 10.000–12.000 dollari dell’H20. Questo posizionamento mira a rientrare nel mercato cinese dei data center, oggi stimato in 50 miliardi di dollari, con una crescita annua a doppia cifra. Nvidia è quindi alla disperata ricerca di un design accettabile per Washington pur di non essere tagliata fuori da un mercato chiave.
Le azioni Nvidia sono un’opportunità adesso?
Ai livelli attuali (tra 130 e 135 dollari), il titolo Nvidia quota con un P/E forward di 31,7 sulla base delle stime per l’esercizio 2026 (che si chiuderà a marzo 2026). Si tratta del multiplo più basso degli ultimi anni, e ciò potrebbe far pensare a una buona occasione d’acquisto.
Ma attenzione: il calo del P/E non è legato a una discesa del titolo, che è tornato vicino ai massimi storici. È invece dovuto a una revisione prudente degli utili futuri, legata al rischio di perdita quasi totale della quota cinese e al raffreddamento della domanda di data center negli USA, causata dall’incertezza macroeconomica.
Quindi, sebbene la valutazione possa sembrare interessante in superficie, non ci sono al momento motivi solidi per ritenere le azioni Nvidia sottovalutate. I rischi geopolitici e tecnologici restano troppo elevati per definire questo un punto d’ingresso ottimale.
Conclusione
Nvidia si trova in una posizione delicata: da un lato, continua a dominare l’innovazione globale nel campo delle GPU per l’AI; dall’altro, il vincolo geopolitico con la Cina e la competizione interna stanno erodendo quote di mercato strategiche.
Il nuovo chip per la Cina potrebbe rappresentare un punto di svolta, ma molto dipenderà dalle decisioni di Washington e dalla risposta del mercato.
Fino ad allora, Nvidia rimane un colosso sotto pressione.
