Venerdì sera, a mercati chiusi, Moody’s ha annunciato il declassamento del debito sovrano degli Stati Uniti da Aaa ad Aa1, portando così il rating al secondo livello più alto disponibile. La motivazione principale è legata all’aumento strutturale del deficit federale, all’incremento dei costi per interessi sul debito e alla mancanza di un piano credibile per contenerli nel medio-lungo termine.
Secondo l’agenzia di rating, gli USA stanno attraversando una fase di squilibrio fiscale mai vista prima: gli oneri per il servizio del debito crescono a ritmo più sostenuto rispetto alla crescita economica, generando una pressione senza precedenti sui conti pubblici. Questo aggiornamento allinea Moody’s alle valutazioni di Standard & Poor’s (declassamento nel 2011) e Fitch (downgrade nel 2023), che avevano già rivisto il rating a livelli inferiori rispetto al massimo storico.
Il peso crescente degli interessi sul debito USA
Il disavanzo fiscale degli Stati Uniti nell’anno fiscale in corso è già salito a 1.050 miliardi di dollari, con un incremento del 13% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il problema non è solo nella quantità di debito accumulata, ma anche nella dinamica esplosiva del costo del suo rifinanziamento. In particolare, Moody’s segnala che:
- Il rapporto debito/PIL è previsto in crescita dal 98% (2024) al 134% entro il 2035
- I disavanzi primari resteranno elevati a causa della mancata riforma strutturale della spesa obbligatoria e dei tagli fiscali introdotti nel 2017
- Il solo Tax Cuts and Jobs Act potrebbe contribuire a un ulteriore deficit di 4.000 miliardi di dollari nel prossimo decennio se venisse prorogato
Il congresso USA non ha ancora trovato un’intesa su riforme credibili per ridurre l’esposizione fiscale, e il Budget Bill proposto dal Presidente Trump rischia ora di affrontare forti ostacoli politici interni.
Rating USA: la mappa delle agenzie
- Moody’s: da Aaa → Aa1 (novità di maggio 2025)
- S&P: AA+ (dal 2011)
- Fitch: AA+ (dal 2023)
Tutte e tre le agenzie ora convergono nel valutare il debito sovrano USA non più al massimo livello, segnalando un deterioramento strutturale nella capacità di gestione fiscale del Paese.
Quali effetti sui mercati finanziari?
Il declassamento di Moody’s potrebbe avere ripercussioni significative sui mercati, soprattutto in una fase in cui la fiducia globale nel debito USA si basa più sulla convenzione che sulla solidità reale. Alcuni effetti attesi:
1. Aumento dei rendimenti sui Treasury Bond
Il rischio percepito più elevato potrebbe far salire ulteriormente i tassi richiesti dagli investitori per detenere titoli USA. Il decennale è già salito a 4,48% nelle contrattazioni after-hours.
2. Debolezza del dollaro USA
Una revisione al ribasso del rating spesso anticipa un indebolimento della valuta. L’EUR/USD potrebbe testare le resistenze a 1,20–1,22, favorendo un repricing dei flussi valutari a livello globale.
3. Correzione delle azioni e dei bond
L’ETF SPY (S&P 500) ha perso lo 0,4% nell’after-market, mentre il TLT ETF (che replica i T-Bond a lungo termine) ha lasciato sul terreno circa l’1%. Se confermato, il declassamento potrebbe rafforzare la rotazione settoriale verso asset più difensivi.
4. Oro in ripresa?
Dopo una correzione dai massimi storici di 3.550 $/oz a 3.140 $/oz, il metallo giallo potrebbe trarre nuova linfa dalla percezione di rischio sistemico, tornando a essere considerato bene rifugio.
Declassamento simbolico o segnale strutturale?
Da un lato, l’intervento di Moody’s potrebbe essere considerato un adeguamento tecnico, in linea con quanto già fatto da S&P e Fitch. Ma la coincidenza con la crisi del debito e l’esplosione delle emissioni USA in un contesto di tassi elevati rende questa decisione tutt’altro che marginale.
Il fattore psicologico sarà chiave: se gli investitori iniziano a dubitare della sostenibilità del debito USA, l’intero equilibrio finanziario globale rischia di incrinarsi. Per ora, i movimenti sono contenuti, ma i dati economici del secondo trimestre e il comportamento delle aste del Tesoro saranno cruciali per valutare l’evoluzione della situazione.
Conclusione: un alert che i mercati non possono ignorare
Il downgrade di Moody’s non rappresenta una catastrofe immediata, ma è un segnale forte che la più grande economia del mondo sta percorrendo una traiettoria fiscale insostenibile. In assenza di riforme strutturali, il costo del servizio del debito USA continuerà a salire, alimentando volatilità e sfiducia nei mercati.
I prossimi mesi saranno fondamentali per capire se l’amministrazione Trump riuscirà a varare un nuovo pacchetto fiscale credibile, oppure se gli Stati Uniti rischieranno una perdita permanente di credibilità finanziaria a livello globale.
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