Mentre la guerra commerciale USA-Cina sembra essersi temporaneamente allentata, la guerra tecnologica sull’intelligenza artificiale prosegue con crescente intensità. L’intento dell’ex presidente Donald Trump di rallentare lo sviluppo dell’AI in Cina attraverso il divieto di esportazione dei chip Nvidia, ritenuti essenziali per l’addestramento dei modelli linguistici avanzati, si sta rivelando inefficace.
Nel primo trimestre del 2025, importanti player cinesi come DeepSeek, Alibaba e Baidu hanno non solo sviluppato modelli competitivi, ma già avviato upgrade significativi. È ormai superata la domanda se la Cina riuscirà ad avere un’intelligenza artificiale autonoma: ce l’ha già, e inizia a migliorare rapidamente.
I progressi di DeepSeek mostrano che la Cina è già avanti
A guidare la nuova ondata di innovazione è stata DeepSeek, startup cinese che nei mesi scorsi aveva già destabilizzato i mercati spingendo al ribasso le big tech statunitensi. Nelle scorse settimane, ha rilasciato senza annunci ufficiali la versione aggiornata del suo modello AI DeepSeek R1, pubblicandola direttamente su Hugging Face, la più grande piattaforma open source per l’intelligenza artificiale.
Il nuovo modello, specializzato nel ragionamento logico graduale, ha mostrato performance elevate in compiti complessi, piazzandosi subito dietro ai più avanzati modelli americani di OpenAI (O3, O4-mini) su LiveCodeBench, piattaforma indipendente di benchmark per AI.
Gli esperti che hanno testato il nuovo modello segnalano miglioramenti sostanziali in matematica, scrittura di codice e accuratezza nel ragionamento, oltre a una significativa riduzione delle allucinazioni, ovvero errori cognitivi tipici dei modelli linguistici.
Il blocco dei chip Nvidia non può più arrestare l’espansione dell’AI cinese
Il caso DeepSeek è emblematico di come la strategia americana di contenimento tecnologico si stia rivelando inefficace. Nonostante il blocco all’esportazione dei chip Nvidia come l’H20, le aziende cinesi stanno già sviluppando alternative domestiche e migliorando l’efficienza dei propri modelli.
I colossi Baidu e Tencent hanno recentemente illustrato come stiano adattando i propri algoritmi per operare anche con risorse hardware limitate. Secondo analisti del settore, è ormai chiaro che l’embargo sui semiconduttori non sta fermando l’intelligenza artificiale cinese, ma anzi ne sta accelerando la ricerca di soluzioni indipendenti.
Jensen Huang, CEO di Nvidia, ha criticato duramente questa politica durante l’ultima earnings call, dichiarando che il blocco parte da un presupposto sbagliato: che la Cina non sia in grado di produrre chip AI. Al contrario, Huang avverte che i controlli stanno spingendo ingegneri e talenti verso chip locali, come gli Ascend di Huawei.
Nvidia è la vera vittima dei limiti imposti dall’amministrazione Trump
Secondo quanto dichiarato dalla stessa Nvidia, la società prevede vendite per 45 miliardi di dollari nel trimestre di luglio, ma avrebbe potuto contare su 8 miliardi in più se le restrizioni sull’H20 non fossero state imposte.
Solo nel trimestre di aprile, Nvidia ha perso 2,5 miliardi di dollari in vendite a causa del blocco sulle esportazioni verso la Cina. Huang ha sottolineato come il mercato cinese valga almeno 50 miliardi di dollari e che precluderlo alle aziende americane non fa altro che favorire lo sviluppo di piattaforme concorrenti asiatiche.
Inoltre, i blocchi hanno compromesso l’ambizione di Nvidia di mantenere la leadership globale nei chip per l’AI, spingendo sviluppatori e startup cinesi ad adottare soluzioni nazionali, anche se meno performanti nell’immediato, ma molto più autonome sul lungo periodo.
Un vantaggio competitivo sempre più asiatico
L’ultima generazione di modelli AI cinesi, a partire da DeepSeek R1, dimostra che l’ecosistema dell’intelligenza artificiale in Cina non solo sta resistendo alle sanzioni, ma sta anche costruendo un modello di sviluppo interno, con capacità ingegneristiche, dati e risorse sufficienti a sostenere una leadership regionale e competere a livello globale.
La strategia protezionistica di Trump sembra dunque aver avuto un effetto opposto: non ha rallentato la Cina, ma ha indebolito le aziende statunitensi nel breve termine, privandole di un mercato strategico, e ha offerto un pretesto per accelerare la sovranità tecnologica di Pechino.
Conclusione
Il divieto di esportazione dei chip verso la Cina, voluto dall’amministrazione Trump, non ha fermato l’espansione dell’intelligenza artificiale cinese. Al contrario:
- DeepSeek, Baidu e Tencent stanno avanzando con nuovi modelli sempre più sofisticati
- Le restrizioni su Nvidia hanno causato perdite miliardarie e un indebolimento della leadership americana
- La Cina sta costruendo una filiera AI autonoma, potenzialmente più resiliente alle sanzioni future
- Il tentativo di isolare la Cina potrebbe rivelarsi un boomerang strategico per gli Stati Uniti
La battaglia sull’intelligenza artificiale non si gioca più sull’accesso ai chip: la Cina ha già superato quella linea.
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