Crisi del mercato obbligazionario e probabile intervento della FED

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E allora, non chiedere mai per chi suona la campana. Essa suona per te, Mr Trump

La celebre frase che apre il romanzo Per chi suona la campana di Ernest Hemingway – tratta da una meditazione del poeta John Donne – ci ricorda che nessun uomo è un’isola. Nessuno può chiamarsi fuori, nemmeno Donald Trump. E mentre l’ex presidente continua ad agitare la scena politica con promesse fiscali e guerre tariffarie, i mercati lanciano il loro allarme.
Se i dazi possono essere evocati e ritirati quasi con un tweet, una nuova legge fiscale deve invece affrontare un iter parlamentare complesso. Nessuna “Trump put”, dunque. Non questa volta.


I dazi si placano, ma esplode il rischio fiscale

Negli ultimi giorni le tensioni legate ai dazi si sono parzialmente ridimensionate, anche se il rischio rimane elevato e sottostimato dai mercati. L’azionario statunitense, dopo aver archiviato la sospensione dei dazi con la Cina, ha recuperato quasi tutte le perdite: l’S&P 500 ha messo a segno nove sedute consecutive positive. Ma proprio mentre sembrava che il peggio fosse passato, un altro spettro è riemerso con forza: la crisi del debito pubblico USA.

La proposta fiscale del presidente Trump – che prevede l’estensione dei tagli alle aliquote individuali e nuove riduzioni su imposte aziendali e green incentives – rischia di aumentare il deficit federale di 3.000–5.000 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni, secondo le prime stime del Congressional Budget Office. Il risultato è stato immediato: nuova ondata di vendite sui Treasury USA.


Rendimenti ai massimi: la campana suona per tutti

Mercoledì, il rendimento del Treasury trentennale ha superato nuovamente il 5%, mentre il decennale ha toccato il 4,61%, il livello più alto da febbraio. È il riflesso diretto di una legge economica semplice: quando aumenta il rischio fiscale di uno Stato, aumentano i rendimenti richiesti dagli investitori per comprare il suo debito.

Per i mercati obbligazionari è un crollo di prezzo, ma per chi entra ora si aprono opportunità con rendimenti molto più alti rispetto all’equity, che inizia a perdere attrattiva. Il problema, però, è più profondo: l’aumento dei tassi sui Treasury innesca un effetto domino su tutti i costi di finanziamento nell’economia reale – mutui, credito al consumo, prestiti aziendali.

Non a caso, nella stessa giornata, Wall Street ha virato in negativo. La correzione ha interrotto di colpo il mini-rally post-dazi e messo in luce la fragilità del contesto macro.


FED sotto pressione: il ritorno dell’”Operation Twist”?

Con i tassi sui mutui ormai oltre il 7%, le insolvenze sulle carte di credito in aumento e i segnali di rallentamento del credito al consumo, il rischio concreto è quello di un credit crunch, ovvero un irrigidimento improvviso e pericoloso del flusso di credito, con potenziali ricadute recessive.

La Federal Reserve ha ribadito che non taglierà i tassi finché l’inflazione legata ai dazi non sarà pienamente assorbita. Ma nel frattempo, la Banca centrale potrebbe trovarsi costretta ad agire. Uno strumento già utilizzato in passato e che torna a essere discusso è la cosiddetta Operation Twist.


Cos’è l’Operation Twist e perché potrebbe tornare

L’Operation Twist è una misura di politica monetaria non convenzionale, introdotta per la prima volta nel 1961, poi rilanciata nel 2011–2012 dalla stessa FED. Consiste nella vendita di titoli a breve termine e acquisto di obbligazioni a lunga scadenza, con l’obiettivo di abbassare i tassi di interesse a lungo termine, stimolando investimenti e consumi.

Nel 2012, il FOMC acquistò oltre 667 miliardi di dollari in Treasury a lunga scadenza, vendendo in parallelo titoli a breve. A dicembre dello stesso anno, l’istituto decise di proseguire con un acquisto mensile di 45 miliardi di Treasury e 40 miliardi di MBS (titoli ipotecari). Questo tipo di intervento mira ad appiattire la curva dei rendimenti, sostenere il mercato del credito e incentivare la ripresa.

Oggi, con un mercato azionario sbilanciato sull’equity e Fondi Pensione poco esposti sui bond, una nuova operazione simile potrebbe ribilanciare l’asset allocation e ristabilire fiducia nelle obbligazioni trentennali. L’obiettivo: rallentare l’impennata dei rendimenti senza forzare un taglio dei Fed Funds troppo prematuro.


Conclusione: nessuno può chiamarsi fuori

Donald Trump può dominare la scena politica con dichiarazioni roboanti, ma il mercato obbligazionario – più di qualsiasi tweet – è il vero arbitro del futuro economico degli Stati Uniti. E oggi quel mercato sta inviando un messaggio inequivocabile: il conto fiscale rischia di diventare insostenibile.
Serve un intervento. E serve disciplina.

Per questo, come scrisse John Donne, la campana non suona per un altro. Suona per tutti.

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Roberto Contini
Roberto Contini
Operante nel settore investimenti da più di 30 anni, socio fondatore della Società Italiana di Analisi Tecnica, affiliata all’IFTA dal 1988, ha ricoperto ruoli da analista tecnico e fondamentale in Italia e all’estero ed è stato per 15 anni Responsabile Investimenti prima e successivamente Responsabile Area Advisory in Banca Intermobiliare d’Investimenti e Gestioni (BIM). Skills : Asset allocation, analisi tecnica e fondamentale, Macro View, stock picking

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