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Rialzo dei prezzi del petrolio in arrivo?

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All’inizio del 2023, i prezzi del petrolio avevano registrato forti guadagni, cogliendo di sorpresa molti partecipanti al mercato, con i prezzi del WTI in aumento del 22% fino a settembre dall’inizio del 2023.

I prezzi hanno raggiunto i 95 dollari al barile nel settembre di quest’anno.

Tuttavia, da settembre, i prezzi spot del petrolio hanno abbandonato i guadagni dell’anno e si sono spostati in territorio negativo.

A luglio, l’EIA ha avvertito di un’ulteriore stretta del mercato nella seconda metà del 2023, con fattori come l’aumento della domanda macroeconomica di petrolio, ulteriori restrizioni sulle quote di produzione petrolifera da parte dei membri dell’OPEC+ e incerte tensioni geopolitiche che continuano a mantenere i prezzi del petrolio sostenuti.

Il commento dell’EIA di luglio è stato sufficiente per indurre molti investitori ad essere rialzisti sul Petrolio, che ha aggiunto guadagni del 20% nei due mesi successivi, creando un nuovo massimo per il 2023 a settembre.

Da allora i prezzi sono diminuiti, ma i catalizzatori identificati dall’EIA all’inizio del 2023 e diversi fattori geopolitici saranno nuovamente una spinta per una ripresa del trend al rialzo.

L’OPEC+ e l’Arabia Saudita in particolare vedono il livello di $ 65-70 come il floor al di sotto del quale il prezzo del petrolio non deve andare e stanno modulando riduzioni di produzione per mantenere questi livelli di prezzo e creare le condizioni per un nuovo rialzo.

I fattori geopolitici che possono spingere il petrolio al rialzo

il conflitto tra Israele e Hamas non è ancora finito.

Ad esempio, l’Iran ha schierato una nave da guerra nel Mar Rosso dopo che la marina americana ha ucciso gli Houthi mentre tentavano di requisire una nave commerciale.

La guerra infuria ancora nella zona centrale e meridionale di Gaza dopo che Israele ha annunciato il ritiro di alcune truppe dall’invasione di terra.

Biden sta cercando di evitare che il conflitto si allarghi, diventando una guerra regionale e ha inviato prima Amos Hochstein, l’uomo delle missioni impossibili, che ha all’attivo i maggiori successi della diplomazia U.S.A nelle problematiche che riguardano gas e petrolio, poi il sottosegretario Blinken.

Il viaggio di Hochstein è arrivato due giorni dopo che un attacco attribuito a Israele ha ucciso martedì il numero due politico di Hamas, il capo del terrorismo Salah al-Arouri, in una roccaforte di Hezbollah nella periferia sud di Beirut, esacerbando le tensioni tra Israele e Hezbollah che sono stati impegnati in scambi quotidiani di fuoco dall’8 ottobre, il giorno dopo che Hamas aveva lanciato il suo attacco omicida nel sud di Israele, uccidendo 1.200 persone e prendendo in ostaggio circa altre 240 persone.

Il punto è che l’intera situazione non è ancora finita ed è in completa evoluzione.

C’è anche il rischio che l’Iran entri in una guerra su vasta scala per proteggere gli Hezbollah, che sono la sua longa ambus in Libano e Siria, il che sarebbe piuttosto rialzista per i prezzi del petrolio.

In ultimo c’è una potenziale guerra tra Venezuela e Guyana. Solo un breve promemoria che le tensioni sono esplose in una disputa territoriale tra Venezuela e Guyana, con Caracas che ha lanciato un’importante esercitazione militare vicino alla regione contesa e ricca di petrolio dell’Essequibo.

Gli USA devono velocemente ricostituire il loro fondo strategico di riserve petrolifere

Il secondo importante fattore da valutare è che gli Stati Uniti hanno utilizzato il 44% delle loro riserve petrolifere dall’inizio della pandemia nel marzo 2020.

L’ultima volta che le riserve petrolifere della SPR sono state a questi livelli è stata nell’agosto 1983, proprio mentre gli Stati Uniti stavano uscendo dall’inflazione degli anni ’70, un periodo difficile. per molti americani.

Dal punto di vista strategico per gli USA, livelli così bassi del Fondo strategico di riserve petrolifere non sono sostenibili date le tendenze divergenti tra i prelievi delle riserve petrolifere e le tendenze del consumo di petrolio degli Stati Uniti.

Mentre gli Stati Uniti hanno ridotto le proprie riserve petrolifere del 44% dall’inizio della pandemia nel marzo 2020, il consumo medio di petrolio è aumentato fino a circa 20 milioni di barili di petrolio al giorno nel 2022, che significa al ritmo attuale di consumo, ci vorrebbero solo 17 giorni per esaurire completamente le proprie riserve strategiche di petrolio.

È quindi probabile che gli Stati Uniti cercheranno di rafforzare Fondo strategico di riserve petrolifere.

Infatti, quando lo scorso anno il presidente Biden ha annunciato i suoi storici piani di riduzione del Fondo strategico di riserve petrolifere, nello stesso comunicato stampa la Casa Bianca ha anche suggerito che il Department of Energy avrebbe cercato di ricostituire il Fondo strategico di riserve petrolifere a una fascia di prezzo compresa tra 67 e 72 dollari.

Una recente dichiarazione del Department of Energy suggerisce che abbiano già iniziato a ricostituire le scorte del Fondo strategico di riserve petrolifere aggiungendo 9 milioni di barili di petrolio ad un prezzo medio di 75 dollari al barile.

Il principale rischio di ribasso dei prezzi petroliferi è invece che il “soft landing” diventi recessione

Il primo rischio di ribasso dei prezzi del petrolio è quello della recessione, molto di più di quanto non lo sia l’eccesso di produzione di petrolio dovuto ai produttori di scisto statunitensi o un disaccordo sulle quote di produzione da parte dei paesi OPEC+ (vedi Angola e gli altri Paesi africani) che non sono specificamente interessati a mantenere prezzi più alti più a lungo come invece lo è l’Arabia Saudita.

Il rischio più grande è che non si verifichi un “atterraggio morbido” per l’economia globale.

In altre parole, se la Fed e le altre banche centrali non riuscissero a reagire in tempo alle mutevoli condizioni del mercato, gli indicatori macroeconomici si deteriorerebbero e i prezzi del petrolio crollerebbero.

A nostro avviso, questo è l’unico rischio visibile per il petrolio, gli altri fattori depongono tutti per un rialzo, compresa l’analisi tecnica del chart del prezzo petrolio.

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Roberto Contini
Roberto Contini
Operante nel settore investimenti da più di 30 anni, socio fondatore della Società Italiana di Analisi Tecnica, affiliata all’IFTA dal 1988, ha ricoperto ruoli da analista tecnico e fondamentale in Italia e all’estero ed è stato per 15 anni Responsabile Investimenti prima e successivamente Responsabile Area Advisory in Banca Intermobiliare d’Investimenti e Gestioni (BIM). Skills : Asset allocation, analisi tecnica e fondamentale, Macro View, stock picking

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