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Il risultato delle elezioni di Taiwan può portare nuovi venti di guerra? Quali saranno i riflessi sul settore dei semiconduttori?

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William Lai del DPP sarà il prossimo presidente di Taiwan, dopo che il suo rivale più vicino, il Kuomintang dell’opposizione, ha ammesso la sconfitta.

Lai è stato etichettato come un piantagrane dalla Cina, che aveva messo in guardia la popolazione di Taiwan dal votare per lui, mentre il KMT aveva promesso migliori legami con Pechino e la pace nello Stretto di Taiwan.

Funzionari del Governo cinese che si occupano dei rapporti con Taiwan, hanno recentemente avvertito che le elezioni di sabato sarebbero state una scelta tra “pace e guerra”.

Un alto funzionario dell’amministrazione in un briefing con i giornalisti ha affermato che, anche se non è possibile entrare nei dettagli, l’amministrazione Biden deve essere preparata e pensare a qualsiasi eventualità, che va dalla nessuna risposta fino ad un intervento militare.

Una delegazione non ufficiale di funzionari U.S.A. si recherà a Taiwan nei prossimi giorni per rafforzare la sua partnership con l’isola, attraverso incontri diretti con il nuovo Governo di Taiwan.

Si ritiene che Lai Ching-te manterrà lo status quo nelle relazioni con la Cina e con gli Stati Uniti, il che lo rende inviso a Pechino.

La Cina ha infatti subito condannato l’esito delle elezioni di sabato a Taiwan, affermando che il Partito Democratico Progressista al potere non rappresenta l’opinione pubblica tradizionale perché non è riuscito a ottenere la maggioranza nei voti presidenziali e legislativi.

Chen Binhua, portavoce dell’Ufficio per gli affari di Taiwan del Consiglio di Stato cinese, dopo che Lai Ching-te del DPP è emerso come vincitore delle elezioni presidenziali con oltre il 40% dei seggi, ha riaffermato che Taiwan è la Taiwan della Cina e queste elezioni non possono cambiare il modello di base e lo sviluppo delle relazioni tra Cina e Taiwan.

Il Presidente cinese Xi Jinping considera la riunificazione di Taiwan con La Repubblica Popolare Cinese un’inevitabilità storica e considera Lai come pericoloso separatista.

L’esito delle elezioni presidenziali e legislative di Taiwan probabilmente determinerà L’atteggiamento della Cina nei confronti dell’isola, influenzando anche i rapporti Cina-Stati Uniti.

Quali opzioni sta valutando il Presidente XI?

Riprendiamo un estratto del nostro articolo del 13 novembre scorso https://www.word2invest.com/2023/11/il-futuro-di-taiwan-e-del-settore-dei-semiconduttori-biden-incontra-xi-a-san-francisco/.

Un recente editoriale di Bloomberg, a firma dell’esperto di relazioni internazionali Hal Brands, Professore alla John Hopkins University delinea un serie di scenari possibili.

L’opzione preferita di Xi è esercitare una pressione inflessibile e intensificante, in modo che la popolazione di Taiwan veda l’inevitabilità dell’unificazione con Pechino. Finora però suo effetto sulla politica taiwanese è stato dannoso per la Cina: la pressione cinese ha danneggiato il partito Kuomintang, amico di Pechino, e ha dato potere al Partito Democratico Progressista, più aggressivo e orientato all’indipendenza. Dal momento che il candidato del DPP Lai Ching-te ha vinto il suo terzo mandato alle elezioni di sabato, Xi potrebbe pensare che la coercizione senza guerra abbia fallito.

La seconda opzione potrebbe essere l’invasione di una delle isole al largo di Taiwan. Una simile aggressione territoriale potrebbe, tuttavia, accelerare il potenziamento della difesa di Taiwan e portare gli USA a posizionare forze americane su Formosa, l’isola principale, rendendo la futura invasione cinese molto più complicata.

Una terza opzione sarebbe il blocco, accompagnato da attacchi informatici contro istituti finanziari e altre infrastrutture economiche. In questo scenario, Xi potrebbe approfittare di qualche pretesto per isolare Taiwan dal mondo esterno. Non c’è però alcuna garanzia che raggiunga l’obiettivo di far capitolare Taiwan: nella storia passata, raramente con i blocchi è stata ottenuta la resa dei nemici.

Una quarta opzione potrebbe essere bombardare Taiwan con l’aviazione e missili balistici, distruggendo le reti stradali che collegano i porti più accessibili di Taiwan alle sue città più importanti. Non vi è alcuna garanzia che il bombardamento raggiunga l’obiettivo di convincere il governo e la popolazione di Taiwan ad arrendersi a Pechino e potrebbe scatenare una dura reazione militare degli USA.

La quinta opzione è un’invasione su vasta scala, anticipata da un massiccio attacco aereo contro le forze armate e le infrastrutture critiche di Taiwan, insieme a sabotaggi e tentativi di assassinare la sua leadership. La Cina potrebbe martellare le forze statunitensi con attacchi missilistici a sorpresa contro le basi americane a Guam e in Giappone e contro le portaerei nel Pacifico occidentale. Un’invasione richiederebbe probabilmente il trasporto aereo o marittimo di più di 100.000 truppe in territorio ostile, controllando al contempo l’aria e l’acqua intorno a Taiwan. Un tentativo di conquistare Taiwan comporta rischi che vanno dalla sconfitta militare – mai una buona idea per un dittatore – alla terza guerra mondiale.

Quali riflessi ci potranno essere sull’industria dei semiconduttori?

Negli ultimi dieci anni, Taiwan è diventata una parte indispensabile della catena di fornitura globale dei microchip, che vengono utilizzati in tutto, dalle auto elettriche agli smartphone.

Taiwan Semiconductors è il leader mondiale nella produzione di semiconduttori con una quota di mercato del 53%, ma è il dominatore del mercato tra i produttori di chip avanzati con una quota superiore al 90% nei chip avanzati.

È inevitabile che i governi occidentali vogliano favorire la costruzione di nuove fabbriche nei loro territori per garantire un maggiore controllo della supply chain, ma le barriere all’ingresso nella fabbricazione di semiconduttori sono estremamente elevate, perché sono necessari decine di miliardi di attrezzature per aprire una fabbrica, con investimenti enormi.

Inoltre progettisti di semiconduttori dei produttori fabless come Apple devono collaborare con le foundries durante la progettazione dei loro chip ed effettuare cambi nella produzione comporterebbe perdite di centinaia di milioni di euro spesi in ricerca e sviluppo.

Intel è l’azienda che per prima ha scelto di puntare sulle foundries, negli USA, in Europa e in ultimo una Gigafactory in Israele e a medio termine potrebbe risultare avvantaggiato rispetto ai concorrenti tradizionali, che sono praticamente tutti fabless.

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Roberto Contini
Roberto Contini
Operante nel settore investimenti da più di 30 anni, socio fondatore della Società Italiana di Analisi Tecnica, affiliata all’IFTA dal 1988, ha ricoperto ruoli da analista tecnico e fondamentale in Italia e all’estero ed è stato per 15 anni Responsabile Investimenti prima e successivamente Responsabile Area Advisory in Banca Intermobiliare d’Investimenti e Gestioni (BIM). Skills : Asset allocation, analisi tecnica e fondamentale, Macro View, stock picking

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