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Petrolio WTI: prezzi in discesa con l’uscita dell’Angola dall’OPEC

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I prezzi del greggio sono scesi giovedì dopo che l’Angola ha dichiarato che lascerà l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio.

La mossa del Paese africano fa seguito ad una disputa con il cartello sulle quote di produzione del petrolio.

I futures sul greggio West Texas Intermediate sul mese (CL1:COM) sono scesi dell’1,7% a 72,60 dollari al barile.

I futures del Brent (CO1:COM) sono scesi dell’1,9% a 77,80 dollari al barile. Le major petrolifere come Total Energies, Chevron ed Exxon Mobil operano in Angola.

A fine novembre il meeting dell’OPEC+ era stato posposto proprio per le dispute con Angola e Nigeria, perché i disaccordi sugli obiettivi di produzione avevano costretto il gruppo di nazioni produttrici di petrolio a rinviare un incontro chiave poi il 30 novembre l’OPEC+ si era avvicinata a un compromesso con i produttori di petrolio africani sui livelli di produzione del 2024 ed era stato annunciato un addizionale taglio di 900.000 di barili al giorno.

I produttori di petrolio dell’OPEC+ il 30 novembre avevano concordato tagli volontari alla produzione per un totale di circa 2,2 milioni di barili al giorno per l’inizio del prossimo anno, guidati dall’Arabia Saudita che aveva rinnovato l’attuale taglio volontario.

I tagli totali ammontavano a 2,2 milioni di barili al giorno da parte di otto produttori, cifra in cui era inclusa un’estensione dei tagli volontari sauditi e russi di 1,3 milioni di barili al giorno.

I 900.000 barili al giorno di tagli aggiuntivi promessi il 30 novembre, includevano 200.000 barili al giorno di riduzioni delle esportazioni di carburante dalla Russia, con il resto diviso tra sei membri

La posizione di Angola e degli altri paesi africani nella produzione globale

L’Angola è entrato nell’OPEC nel 2007 e produce circa 1,1 milioni di barili di petrolio al giorno. Il cartello produce quasi 28 milioni di barili al giorno.

La decisione dell’Angola è stata presa durante una riunione di gabinetto e annunciata dal ministro del Petrolio Diamantino de Azevedo, ha riferito l’agenzia di stampa Angola Press.

Crediamo che per il momento l’Angola non guadagni nulla restando nell’organizzazione e, in difesa dei suoi interessi, ha deciso di andarsene“, ha detto il presidente angolano João Lourenço, ha riferito l’agenzia di stampa ufficiale.

Il mese scorso l’Angola è stata al centro di una disputa sulle quote di produzione che ha ritardato di quattro giorni la riunione dell’OPEC.

La posizione ufficiale dell’OPEC+

L’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio ha mantenuto le sue previsioni sulla domanda globale di petrolio quest’anno e nel 2024. Il cartello ha anche aumentato la stima della crescita economica globale nel 2023, secondo il suo ultimo rapporto mensile sui mercati petroliferi.

Il gruppo dei paesi produttori di energia prevede che la domanda di petrolio crescerà di 2,2 milioni di barili al giorno il prossimo anno, simile alle stime precedenti.

L’OPEC ha mantenuto la stima di crescita annuale per il 2023 a 2,5 milioni di barili al giorno. La ripresa economica della Cina guiderà la crescita della domanda il prossimo anno, insieme al miglioramento della crescita nelle Americhe, afferma il rapporto dell’OPEC.

Si prevede anche una ripresa della domanda in Europa, dopo la contrazione quest’anno a causa della debolezza dell’attività manifatturiera e petrolchimica.

Il cartello ha inoltre affermato che la domanda di petrolio nei paesi OCSE non dovrebbe superare i livelli del 2019.

Il prezzo del petrolio WTI sconta un rallentamento globale dell’economia e di conseguenza della domanda

La spinta al ribasso dei prezzi del petrolio delle ultime settimane non è dovuta soltanto dalla constatazione del disaccordo all’interno dell’OPEC+, ma anche ai dati economici piuttosto deboli del settore industriale sia negli USA che in Europa.

Grafico settimanale Petrolio Brent

Se negli c’è una forte aspettativa che il soft landing pilotato dalla FED possa concretizzarsi senza diventare recessione, in Europa al contrario il forte peggioramento dei dati economici di Francia e Germani fa temere che la recessione sia inevitabile.

In un contesto simile è difficile che prezzi del petrolio tornino a salire, a meno che non si aggravi ulteriormente la crisi del canale di Suez.

A medio lungo termine, la storia insegna che nelle precedenti fasi di disaccordo l’Arabia Saudita rovesciò completamente la sua politica dei tagli per mantenere i prezzi e scatenò per ritorsione una guerra al ribasso per mettere in crisi gli altri produttori che hanno costi di estrazione più alti.

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Roberto Contini
Roberto Contini
Operante nel settore investimenti da più di 30 anni, socio fondatore della Società Italiana di Analisi Tecnica, affiliata all’IFTA dal 1988, ha ricoperto ruoli da analista tecnico e fondamentale in Italia e all’estero ed è stato per 15 anni Responsabile Investimenti prima e successivamente Responsabile Area Advisory in Banca Intermobiliare d’Investimenti e Gestioni (BIM). Skills : Asset allocation, analisi tecnica e fondamentale, Macro View, stock picking

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