La Legge di Bilancio è il più importante documento di politica economica, insieme al DEF ed in questo caso assume ancora più importanza perché, di fatto, è la prima manovra economica redatta interamente dal Governo Meloni.
Infatti, la legge Bilancio 2023, che era stata approvata dopo le elezioni vinte dal centro dx nel 2022, era un compromesso tra politica economica del governo Draghi, he aveva redatto il DEF e la manovra firmata dal duo Meloni-Giorgetti.
La Legge di Bilancio non è stata ancora approvata, quindi per il momento possiamo parlare solo di anticipazioni.
Malgrado la stesura “unitaria”, questa legge di Bilancio sembra più un patchwork che ad una manovra realizzata con obiettivi di politica economica.
Il governo fa i conti senza guardare le proiezioni demografiche
La misura più controversa è il taglio delle pensioni ad alcuni settori del pubblico impiego, utilizzato dal governo per finanziare una pericolosa anticipazione dell’età pensionabile, tenendo conto del drammatico calo della popolazione previsto dalle proiezioni demografiche dei prossimi anni.
Nella bozza della legge di bilancio, il governo da una parte ha previsto un adeguamento delle pensioni all’inflazione dall’altra, con l’introduzione di Quota 103, ha previsto un allungamento del periodo di attesa per il pagamento della pensione.
Le “finestre di uscita” passano infatti da tre a sette mesi per il settore privato e da sei a nove mesi per i dipendenti del pubblico.
Una vera beffa se si considera che un dipendente privato presenta la domanda di pensionamento a 62 anni, di fatto non riceverà l’assegno prima di sette mesi, mentre uno statale ne dovrà aspettare nove.
Fumo negli occhi per far vedere che si concedono finestre di anticipazione pensionistica, ma senza pagare le pensioni per non peggiorare il deficit di bilancio.
Sempre in tema pensionistico, la legge di bilancio 2024 prevede anche che sia possibile accedere all’Ape sociale per tutto il 2024 per i disoccupati, le persone con invalidità almeno del 74%, i lavoratori impegnati in attività gravose e i lavoratori che assistono persone con handicap in situazione di gravità, con almeno 63 anni e cinque mesi.
L’autorizzazione di spesa aumenta di 85 milioni per il 2024, di 168 milioni per il 2025, di 127 milioni per il 2026.
È bene sottolineare come le proiezioni demografiche, non le opinioni politiche, bocciano queste nuove voci di spesa pensionistica: secondo l’ultimo rapporto ISTAT la popolazione residente è in decrescita: da 59 milioni al 1° gennaio 2022 a 58,1 mln nel 2030, a 54,4 mln nel 2050 fino a 45,8 mln nel 2080 e il rapporto tra individui in età lavorativa (15-64 anni) e non (0-14 e 65 anni e più) passerà da circa tre a due nel 2022 a circa a uno a uno nel 2050.
Insomma, il governo sembra l’orchestra del Titanic che fa ballare gli italiani su una nave che sta per affondare.
Taglio del cuneo fiscale al posto di un’organica riforma del welfare a sostegno delle famiglie
Sempre in tema misure che hanno a che fare con la demografia, la legge di bilancio 2024 prevede una misura favorevole alle lavoratrici madri, legata al numero di figli a carico, attraverso la proroga del taglio del cuneo fiscale, che permetterà ai lavoratori di avere un maggiore effetto sul netto in bista paga, grazie a uno sconto del 100% sui contributi previdenziali fino a un massimo di 3.000 euro all’anno.
Sempre sullo stesso tema, la legge di bilancio 2024 prevede l’incremento del bonus per le rette degli asili nido è una misura per sostenere le famiglie e l’accesso a servizi di qualità per l’infanzia.
Questo beneficio sarà esteso solo ai genitori con il secondo figlio nato dal 2024 in poi in nuclei familiari con specifici requisiti di reddito.
Le critiche del FMI
Il Fondo monetario internazionale critica aspramente il contenuto manovra inserita nella legge di bilancio 2024 perché non ci sono riforme per la crescita: lo stesso FMI lancia anche on forte monito al Governo, chiedendogli di spendere bene i fondi del PNRR, che, per decisione del Governo Conte, risultano polverizzati in una miriade di piccoli interventi, che non hanno una vera e propria struttura unitaria e rischiano di non portare tutti i benefici che somme così ingenti dovrebbero portare alla crescita economica.
Come dire “attenzione a non sprecare un’opportunità irripetibile”!
Una complicazione potrebbe arrivare dalle modifiche al patto di stabilità
L’ultimo documento di compromesso presentato dalla presidenza spagnola e discusso nei giorni scorsi all’Ecofin prevede una sorta «landing zone», ancora non pienamente definita nei numeri, ma che potrebbe condizionare i Paesi ad alto debito pubblico come l’Italia.
La riforma prevede che ogni Paese prepari un piano di risanamento del debito basato sulla spesa pubblica netta.
Il piano dura quattro anni ma può essere esteso a sette in caso di investimenti e riforme. Alla fine del periodo coperto dal piano, il rapporto debito/Pil dovrà essere inferiore a quello iniziale.
Questo ha molto irritato la Meloni e Giorgetti che hanno fatto sapere che l’Italia non gradirebbe ipotesi di revisione penalizzanti e che prevedano ulteriori parametri di calo del deficit sotto il 3% del Pil.
Ricordiamo che a gennaio torna in vigore il Patto di stabilità, sospeso dal marzo 2020 e che quindi la Commissione potrà dunque aprire procedure di infrazione.
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