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Powell non molla la presa e punta ad un rialzo dei rendimento sulla parte unga della curva

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Nel suo discorso di ieri pomeriggio all’Economic Club di New York, il presidente della Federal Reserve Jerome Powell non ha ritenuto sufficienti i recenti segnali di raffreddamento dell’inflazione e ha affermato che FED manterrà il suo impegno di riportare l’inflazione al 2%.

Powell ha messo in evidenza che, malgrado i progressi compiuti nel riportare l’inflazione a un livello gestibile, l’inflazione rimane ancora troppo alta e d è necessario creare la fiducia che l’inflazione si stia muovendo in modo sostenibile verso obiettivo del 2%.

L’attuale tasso di inflazione è quasi il doppio dell’obiettivo della Fed, e la Fed rischia che l’inflazione rimanga bloccata intorno a questa regione del 4% anche in futuro.

Ancora più negativo è che le aspettative di inflazione si stiano muovendo al rialzo, tanto che le aspettative di inflazione a 30 anni sono tornate sugli stessi livelli di un anno fa, segno che non c’è ancora fiducia che la recente discesa dell’inflazione possa essere.

Per la FED i tassi attuali non sono troppo alti

Powell ha detto che non pensa che i tassi siano troppo alti, anche si rende conto che tassi di interesse più alti rendono la vita più complicata per tutti.

Powell ha anche aggiunto che per raggiungere l’obiettivo di inflazione al 2% della Fed, potrebbe essere necessario che il mercato del lavoro e la crescita economica debbano rallentare.

I dati economici suggeriscono che un ritorno sostenibile all’obiettivo di inflazione del 2% richiederà probabilmente un periodo di crescita inferiore al trend e un ulteriore peggioramento del mercato del lavoro.

Il discorso di Powell è arrivato proprio nel giorno in cui le richieste iniziali di disoccupazione settimanali hanno toccato il livello più basso dall’inizio del 2023, mostrando che le condizioni del mercato del lavoro sono ancora troppo rigide e il basso tasso di disoccupazione, unito alla crescita salariale, potrebbe esercitare ulteriori pressioni al rialzo sulla componente core dell’inflazione.

I dati economici hanno mostrato una forte creazione di nuovi posti di lavoro a settembre e, per contrapposto, un lento ritmo dei licenziamenti.

Questi segnali rappresentano un forte rischio e rendono difficile poter estendere i progressi già fatti sul fronte dell’inflazione.

Grafico mensile Tesoro USA 10 anni

Finora i dati più solidi hanno contribuito al c.d. “bear steepening”, cioè a far salire i rendimento della parte più lunga della curva, che ha ancora spazio per un ulteriore rialzo rispetto ai livelli attuali.

La prova può essere vista nello spread tra i titoli del Tesoro a 30 anni meno i titoli del Tesoro a 3 mesi, attualmente a -55 punti base.

Tecnicamente sembra che lo spread stia andando verso l’alto, il che suggerisce che lo spread si dovrebbe muovere fino a -20 pb dal suo livello attuale, e ciò aggiungerebbe ulteriori 35 pb al tasso del Tesoro a 30 anni, portandolo a circa 5,2. %.

L’innalzamento dei rendimenti sulla parte lunga della curva aiuterebbe molto Powell, poiché le condizioni finanziarie andrebbero ad inasprirsi maggiormente, ed è ciò di cui ha bisogno la FED per assicurarsi che la politica monetaria sia sufficientemente restrittiva da riportare l’inflazione verso il basso.

Il rischio può diventare anche maggiore, come abbiamo evidenziato nel nostro articolo del 12 ottobre https://www.word2invest.com/2023/10/previsioni-fed-si-rischia-di-arrivare-al-7/.

La FED punta a far aumentare i tassi a lungo termine

L’aumento dei tassi dei titoli del Tesoro nella parte lunga della curva dovrebbe poi far aumentare i tassi per i corporate bonds e gli High Yields e, di conseguenza, allargare gli spread creditizi.

Queste condizioni finanziarie più restrittive rappresentano un ostacolo per il mercato azionario nel quarto trimestre, nonostante il clamore di molti investitori per l’andamento stagionale favorevole.

Alla fine, per abbattere l’inflazione sono necessarie condizioni finanziarie più restrittive, e non prezzi azionari più elevati, e le tendenze stagionali difficilmente potranno prevalere sulla forza derivante da condizioni finanziarie più restrittive e spread creditizi più ampi.

A questo punto, non bisogna lasciarsi distrarre dal fatto che la Fed è vicina alla fine del ciclo di stretta monetaria nella parte anteriore della curva. Sembra probabile che la Fed sposterà la sua attenzione sulla parte lunga della curva e sui tassi a lungo termine più in alto, cosa che deve accadere se spera di riportare l’inflazione al suo obiettivo.

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Roberto Contini
Roberto Contini
Operante nel settore investimenti da più di 30 anni, socio fondatore della Società Italiana di Analisi Tecnica, affiliata all’IFTA dal 1988, ha ricoperto ruoli da analista tecnico e fondamentale in Italia e all’estero ed è stato per 15 anni Responsabile Investimenti prima e successivamente Responsabile Area Advisory in Banca Intermobiliare d’Investimenti e Gestioni (BIM). Skills : Asset allocation, analisi tecnica e fondamentale, Macro View, stock picking

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