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La FED ha alzato i tassi d’interesse, ma un cambiamento di policy è più vicino

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La FED ha deliberato un rialzo dei tassi di interesse di 25 punti base sui fondi federali di 25 pb al 4,50%-4,75%, assolutamente in linea con le attese, facendo capire che si sta avvicinando al target della politica monetaria restrittiva iniziata nel 2022.

È probabile che la maggior parte sia aggressiva.

È probabile che vi saranno due ulteriori rialzi dei tassi di 25 pb in ciascuna delle prossime due riunioni del FOMC (21-22 marzo e 2-3 maggio).

Questi ultimi due rialzi porterebbero il tasso sui fondi federali al 5,00%-5,25%, che coincide con la proiezione del 14 dicembre 2022 del FOMC che vedeva un tasso sui Fed Funds al 5,10% per quest’anno, con una discesa al 4,1% l’anno prossimo e al 3,1% nel 2025.

Come dicevamo, nelle prossime settimane è probabile che i funzionari della Fed ribadiscano la loro intenzione di mantenere il tasso sui fondi federali a un livello restrittivo per il prossimo futuro e sottolineino che non hanno alcuna intenzione di abbassare i tassi di interesse a breve.

La Fed si muoverà in base ai dati, quindi vediamo cosa dicono gli ultimi dati rilevanti:

(1) Occupazione. il mercato del lavoro rimane teso sulla base delle recenti letture storicamente basse delle richieste di disoccupazione iniziale, dato confermato anche dal sondaggio di gennaio del Conference Board utilizzato per costruire l’indice di fiducia dei consumatori (CCI). Anche la percentuale di intervistati che afferma che “i posti di lavoro sono difficili da trovare” è rimasta bassa a solo l’11,3%, mentre la risposta “posti di lavoro abbondanti” è salita al 48,2%, che è una lettura molto alta per questa serie storica. Il quadro occupazionale è iniziato nel 2023 su una nota straordinariamente forte, con i libri paga non agricoli che hanno registrato il loro più grande aumento dal luglio 2022.

Creazione posti di lavoro per mese negli USA
Creazione posti di lavoro per mese negli USA

I Non Farm Payrolls sono aumentati di 517.000 per gennaio, al di sopra della stima Dow Jones di 187.000 e del guadagno di dicembre di 260.000, mentre il tasso di disoccupazione è sceso al 3,4% rispetto alla stima del 3,6%. Si tratta del livello di disoccupazione più basso dal maggio 1969. Il tasso di partecipazione alla forza lavoro è salito al 62,4%.

(2) Inflazione. È ormai chiaro che l’inflazione dei beni di consumo si sta moderando rapidamente, una misurazione molto seguita dalla FED, cioè il PCED per i servizi di base esclusi gli alloggi, è rimasta bloccato intorno al 4,0%-5,0% dalla fine del 2021.

Crescita salari per tipologia
Crescita salari per tipologia

Questo dipende molto probabilmente dall’elevata crescita dei salari.

Per capire meglio questo indicatore PCED andiamo a vedere come si sono mossi alcuni dei suoi componenti su base annuale/a e su base trimestrale annualizzata: trasporti (13,2%, 5,9%), cura della persona (9,8, 10,1), tempo libero (5.6, 8.7), istruzione (2.5, 2.4), assistenza sanitaria (2.4, 1.6) e comunicazioni.

I tassi di inflazione a tre mesi sono per lo più inferiori a quelli comparabili a/a e questo non lascia pensare ad un tasso sui Fed Funds più elevato del 5,25%.

Tuttavia, la Fed manterrà il tasso al 5,25% più a lungo fino a quando il tasso di inflazione per i servizi di base PCED esclusi gli alloggi non sarà chiaramente in calo.

(3) Tassi di interesse. I mercati obbligazionari stanno segnalando che il ciclo di politica monetaria restrittiva della FED sta per concludersi.

Il rendimento del Tesoro a 2 anni è un ottimo indicatore anticipatore del tasso sui fondi federali e dopo aver raggiunto il picco la novembre dello scorso anno al 4,73%, si trova ora al 4,21%.

I dati degli ultimi mesi delle variazioni mensili del tasso di inflazione puntano già ad un consistente ribasso del tasso di inflazione annuale, già da dicembre e in misura più consistente dalla primavera del 2023, quando si vedrà un brusco calo che riporterà il tasso di inflazione annuale verso il 4%.

Quando di guarda il dato dell’IPC degli ultimi 12 mesi si guarda un dato sostanzialmente passato e spesso ci si distrae dal dall’analizzare la tendenza, che è invece molto più importante perché può darci delle indicazioni sui mesi futuri.

Da cosa si può cercare di capire la tendenza dell’inflazione per i 2023?

Abbiamo alcuni dati certi, come le variazioni mensili del CPI degli ultimi 3 mesi:

Qui si vede chiaramente che il grosso rialzo dell’inflazione su base mensile è stato da ottobre 2021 a giugno 2022, mesi in cui abbiamo praticamente sempre avuto come minimo variazioni di 0,6% mensili, con picchi fino a 1-1,3 tra marzo e giugno.

Da luglio in poi c’è un netto segnale di rallentamento e la variazione annualizzata degli ultimi 3 mesi è solo 2%.

Si avete letto bene, solo 2%.

Ad ottobre 2021 si era avuto 0,9% di variazione mensile e se ottobre 2022 sarà 0,4-0,5% si comincerà a vedere un sensibile calo anche sul dato annuale.

Abbiamo poi i vari indicatori PMI come ISM e Markit, che negli ultimi 2 mesi hanno subito un tracollo e si sono portati a livelli di hard landing (l’ha detto la stessa FED nel comunicato di ieri sera).

Sul fronte dei prezzi gli indicatori PMI segnalano che l’interruzione meno marcata delle catene di approvvigionamento e la riduzione della domanda hanno portato all’aumento più lento dei costi di input da novembre 2020.

Nel tentativo di aumentare le vendite, le aziende avrebbero trasferito i risparmi sui costi ai clienti, ove possibile, il che ha comportato il più lento aumento dei prezzi di vendita da febbraio 2021.

Questi effetti sulla domanda saranno visibili nelle variazioni del CPI dei prossimi 2-3 mesi e contribuiranno a far calare in misura sensibile il tasso di inflazioni annuale e di conseguenza la Fed potrà cambiare la policy, arrestando il rialzo dei tassi di interesse.

Può essere interessante comprare ETF sull’indice SP500 in questo momento?

il mercato prevede che il ciclo di rialzo dei tassi ufficiali subirà un ciclo accelerato di allentamento nella seconda metà del 2023.

Tuttavia, vale la pena notare che ciò non può in alcun modo essere interpretato nel senso che ci sarà necessariamente un allentamento delle condizioni recessive: la maggior parte dei “pivot” sui regimi di aumento dei tassi sono stati seguiti da un forte mercato al ribasso nell’S&P 500 (SPX in forma di indice e SPY in forma di ETF) negli ultimi cinquant’anni.

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Roberto Contini
Roberto Contini
Operante nel settore investimenti da più di 30 anni, socio fondatore della Società Italiana di Analisi Tecnica, affiliata all’IFTA dal 1988, ha ricoperto ruoli da analista tecnico e fondamentale in Italia e all’estero ed è stato per 15 anni Responsabile Investimenti prima e successivamente Responsabile Area Advisory in Banca Intermobiliare d’Investimenti e Gestioni (BIM). Skills : Asset allocation, analisi tecnica e fondamentale, Macro View, stock picking

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