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La BCE aumenta i tassi: rischi di Quantitative Tightening per il 2023?

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La BCE ha deliberato un rialzo dei tassi di 75 punti base, assolutamente in linea con le attese, portandolo su quello che viene considerato un tasso neutrale, cioè la politica della BCE non è più accomodante, ma non è ancora restrittiva.

In base alla decisione della BCE il tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali è stato portato al 2,00%, con effetto dal prossimo 2 novembre.

ll tasso sui depositi sale all’1,5% e il tasso sui prestiti marginali al 2,25%.

La Bce ha anche modificato le condizioni per le TLTRO , a cui sarà applicato un tasso indicizzato alle media dei tassi Bce del periodo di durata del prestito.

La BCE ha chiaramente indicato la possibilità di aumentare ulteriormente i tassi di interesse per assicurare un rapido rientro dell’inflazione all’obiettivo del 2% a medio termine.

Parecchi economisti ritengono che il picco dei tassi verrà raggiunto nei primi mesi del 2023 con il livello dei tassi base al 2.5%.

I tassi poi tenderanno a scendere a partire da gennaio del 2024, senza tuttavia tornare ai livelli degli ultimi anni.

Nella riunione del 15 dicembre che riguarderà le previsioni macroeconomiche per il 2023, saranno inoltre discussi i possibili scenari di riduzione del portafoglio di titoli, il temuto Quantitative Tightening, la cui implementazione finirebbe per mettere in difficoltà gli stati quali Italia, Spagna e Portogallo, allargandone gli spread.

Il grafico sopra, anche se aggiornato a settembre, mostra chiaramente quanto si sia incrementato il Balance Sheet della Bce durante il Quantitative Easing e quali siano i rischi del Quantitative Tightening.

Alcuni economisti più aggressivi ritengono che il processo di Quantitative Tightening possa iniziare nel primo trimestre del 2023, altri pospongono tale data di inizio nei trimestri successivi o addirittura solo 2024 e oltre.

In questo momento l’obiettivo della BCE è quello di ridurre il sostegno alla domanda, per evitare il rischio di uno spostamento duraturo verso l’alto delle aspettative di inflazione.

Christine Lagarde ha difeso la decisione non fornire una forward guidance in una fase di elevata inflazione, dichiarando che le decisioni continueranno a essere prese di volta in volta sulla base dei dati economici.

Se la BCE ha mantenuto una politica rigida di rialzo dei tassi, perché i mercati obbligazionari sono rimbalzati?

I movimenti di rimbalzo dell’euro, dei bond governativi e dei mercati azionari, a cui abbiamo assistito negli ultimi giorni, non hanno nulla a che fare con le decisioni prese nella riunione della BCE, ma derivano da aspettative degli operatori per una FED meno aggressiva delle attese per la debolezza dei dati macro usciti recentemente negli U.S.A., tra cui le vendite di nuove case, la consumer confidence ed i flash PMI di Markit (i dati definitivi li avremo a inizio novembre).

Di certo in Europa anche la BCE prevede che l’economia possa rallentare notevolmente nel quarto trimestre e che ci siano ulteriori frenate nella prima parte del 2023, con un incremento della disoccupazione rispetto agli attuali minimi storici del 6,6%.

Può essere interessante comprare obbligazioni e titoli di stato a lungo termine?

Improvvisamente i mercati si sono resi conto il problema dell’inflazione andrà rientrando, grazie al forte ribasso delle materie prime (il prezzo del gas in Europa è passato dai $ 350 di fine agosto agli attuali $95-100) e al fatto che nel calcolo dell’inflazione annuale piano piano si scarteranno i dati forti degli ultimi mesi ed entreranno variazioni mensili molto più basse.

Quindi il focus dei mercati non sarà più l’inflazione, ma il rallentamento economico e probabilmente i mercati obbligazionari core, cioè Bund tedeschi e Oat francesi hanno già toccato il minimo proprio nei giorni scorsi.

Più complicata la situazione del Btp perché lo spread sarebbe molto sensibile a decisioni sul Quantitative Tightening, la cui decisione tra l’altro potrebbe arrivare in coincidenza con l’approvazione di un difficile Legge Finanziaria per il 2023.

Quindi il rischio/rendimento non volge ancora a favore dei BTP.

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Roberto Contini
Roberto Contini
Operante nel settore investimenti da più di 30 anni, socio fondatore della Società Italiana di Analisi Tecnica, affiliata all’IFTA dal 1988, ha ricoperto ruoli da analista tecnico e fondamentale in Italia e all’estero ed è stato per 15 anni Responsabile Investimenti prima e successivamente Responsabile Area Advisory in Banca Intermobiliare d’Investimenti e Gestioni (BIM). Skills : Asset allocation, analisi tecnica e fondamentale, Macro View, stock picking

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