La crisi energetica in Cina è destinata a durare?

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Per capire la crisi energetica in Cina bisogna analizzare l’andamento delle principali fonti di energia.

  • 1) I prezzi del petrolio. Stanno salendo da mesi e il Brent ha sfiorato gli 80 USD al barile mentre il WTI ha superato i 75 USD al barile.
    I dati sulle inventories hanno fotografato un’offerta che non riesce a stare al passo con la domanda.
    Molto importante sarà la riunione dell’OPEC+ di oggi 4 ottobre, in cui si deciderà se aumentare ulteriormente le quote di produzione o lasciarle invariate.
  • 2) Crisi del Gas. Le cause della crisi sono tante: i bassi livelli di stoccaggio dovuti ai lockdown invernali, l’improvviso aumento della domanda mondiale e lo scarso contributo dell’eolico.
    È altresì probabile che la Russia che è il principale fornitore di gas dell’Ue (43% delle importazioni totali) abbia volontariamente ridotto le esportazioni di gas verso l’Europa e lasciato gli impianti di stoccaggio che gestisce sul continente a livelli molto bassi per spingere al rialzo i prezzi per fare pressione sui governi europei affinché approvino definitivamente l’avvio del progetto Nord Stream 2.
  • 3) Impennata dei prezzi del carbone. I prezzi del carbone in Cina sono raddoppiati ed in Europa sono triplicati.
    Alla fine del 2020, la Cina ha smesso di acquistare carbone dall’Australia, una volta la più grande fonte di carbone importato del gigante asiatico.
    Le tensioni politiche tra i due paesi sono aumentate dopo che l’Australia ha sostenuto un’indagine su come Pechino ha gestito la pandemia di coronavirus.
    La fornitura di carbone è diminuita ulteriormente perché molte miniere Cinesi sono state chiuse in uno sforzo nazionale volto a ridurre le emissioni di carbonio.
    Nel frattempo, il clima freddo dell’inverno nella regione cinese ha fatto aumentare la domanda di carbone.

Crisi energetica in Cina, gli altri fattori

Un ulteriore fattore ha aggravato la crisi energetica in Cina: il Governo di Pechino ha annunciato obiettivi quinquennali finalizzati all’obiettivo di raggiungere il picco di emissioni di carbonio entro il 2030.

La Cina nei prossimi cinque anni deve ridurre l’utilizzo di combustibili fossili a circa l’80% del consumo energetico, in diminuzione rispetto all’attuale 85% circa.

La produzione dell’energia idroelettrica è però diminuita a causa di una grave siccità e la produzione dell’energia eolica sta crescendo più lentamente del previsto.

Dalla parte della domanda di energia, le fabbriche hanno aumentato i loro consumi di elettricità per soddisfare gli ordini globali di merci cinesi.

A metà agosto, l’agenzia di pianificazione economica cinese ha annunciato che 20 regioni non sono riuscite a raggiungere gli obiettivi relativi alle emissioni di carbonio, spingendo le autorità locali a tagliare l’elettricità durante la notte.

Alcune delle ultime mosse sono state piuttosto brusche e hanno portato alla chiusura temporanea di parecchi impianti industriali.

La situazione potrebbe migliorare nelle prossime settimane, dopo le festività Cinesi dall’1 al 7 ottobre, periodo nel quale il Governo potrebbe rivedere alcune sue direttive e i prezzi del petrolio potrebbero rallentare la corsa dopo la riunione OPEC di oggi 4 ottobre.

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Roberto Contini
Operante nel settore investimenti da più di 30 anni, socio fondatore della Società Italiana di Analisi Tecnica, affiliata all’IFTA dal 1988, ha ricoperto ruoli da analista tecnico e fondamentale in Italia e all’estero ed è stato per 15 anni Responsabile Investimenti prima e successivamente Responsabile Area Advisory in Banca Intermobiliare d’Investimenti e Gestioni (BIM). Skills : Asset allocation, analisi tecnica e fondamentale, Macro View, stock picking
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