Bisogna davvero preoccuparsi della Stagflazione?

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Che cos’è la Stagflazione? È una continua pressione che spinge i prezzi più in alto durante un periodo di rallentamento della crescita.

Per capire se effettivamente c’è un rischio di Stagflazione bisogna analizzare l’attuale ciclo economico. La ripresa di fine 2020 e inizio 2021 è stata una ripresa da un evento esogeno.

I governi hanno reagito alla crisi iniziale del COVID, sia con misure di protezione economica, sia con spese aggiuntive per mitigare quel danno. Il primo stimolo massiccio era necessario, mentre i round successivi erano più discutibili e hanno sicuramente contribuito a creare inflazione. In ogni caso la spesa è stata davvero da capogiro.

Ecco un grafico che confronta la spesa pro capite corretta per l’inflazione con due crisi precedenti. In termini fiscali, abbiamo appena vissuto l’equivalente di due New Deals. E invece di dieci anni, è successo in meno di due.

In questo momento molti economisti e strategist vedono un serio rischio dell’inflazione e successivamente di stagflazione.

Gli economisti parlano di PIL “nominale” e “reale”, quest’ultimo corretto per l’inflazione. L’aumento dell’inflazione fa abbassare il PIL reale.

Un’economia che mostra una crescita nominale del 4% e un’inflazione dell’1% avrebbe una crescita reale del 3%. Non così male.

Ma se la crescita nominale rimane esattamente la stessa ma l’inflazione sale al 4%, la crescita reale sarebbe dello 0%.

Inflazione e Stagflazione, i pareri sono discordanti

I più preoccupati come lo strategist di Morgan Stanley Stephen Roach avvertono che gli Stati Uniti potrebbero essere in rotta di collisione con l’inflazione di tipo anni ’70.

Preoccupa l’impatto dei picchi dei prezzi dell’energia sulla catena di approvvigionamento della Cina.

Parecchi sono stati i problemi con la catena di approvvigionamento nell’ultimo anno e mezzo: hanno colpito molte materie prime, prodotti come i semiconduttori e ora si aggiunge anche la carenza di energia in Cina.

Lo spettro sarebbe la stagflazione, cioè ulteriori pressioni che spingono i prezzi più in alto durante un periodo di rallentamento della crescita.

Sempre secondo Stephen Roach, vi è la probabilità che continuino i colli di bottiglia [della catena di approvvigionamento] spostandosi semplicemente da un’area all’altra, scenario che ricorda in modo sorprendente ciò che abbiamo visto nei primi anni ’70.

Molti economisti, tra i quali spiccano Carl Weinberg e Edward Yardeni, ritengono invece che le aspettative di inflazione siano ancora guidate da una “temporanea ondata di problemi di approvvigionamento” e non ci sia alcun segno di una continua pressione al rialzo sui prezzi.

La carenza globale di semiconduttori, i colli di bottiglia nei porti e gli impedimenti di Covid-19 sono un “ondata temporanea di problemi di offerta” piuttosto che pressioni inflazionistiche sistemiche.

L’inflazione è un processo e non un cambiamento una tantum nel livello dei prezzi, e quello che stiamo vedendo in questo momento è un adeguamento alle nuove realtà temporanee dal lato dell’offerta, ma siamo lontani dal concetto di Stagflazione come l’abbiamo conosciuta negli anni ‘70.

Approfondimento

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Roberto Contini
Operante nel settore investimenti da più di 30 anni, socio fondatore della Società Italiana di Analisi Tecnica, affiliata all’IFTA dal 1988, ha ricoperto ruoli da analista tecnico e fondamentale in Italia e all’estero ed è stato per 15 anni Responsabile Investimenti prima e successivamente Responsabile Area Advisory in Banca Intermobiliare d’Investimenti e Gestioni (BIM). Skills : Asset allocation, analisi tecnica e fondamentale, Macro View, stock picking
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