Che cos’è un Gap di prezzo o Price Gap?

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Capita molto spesso di vedere in borsa delle aree dei grafici nelle quali non viene registrato un prezzo di scambio, al posto del quale si presenta invece un vero e proprio “vuoto” chiamato Price Gap (o Gap di prezzo). Scopriamo in questo articolo questo curioso fenomeno e come interpretarlo per operare al meglio sui mercati finanziari.  

Diamo una definizione di Gap

Che tu stia operando su azioni o sul mercato delle valute, ti sarà capitato almeno una volta di imbatterti in aree del grafico, candlestick o a barre, nelle quali sembra che il prezzo abbia interrotto il suo naturale percorso e abbia fatto un balzo al rialzo (o al ribasso) nella sua strada, determinando quello che in gergo tecnico si definisce un Price Gap.

Il Gap di prezzo è, quindi, un “buco” presente tra due candele o barre consecutive che si verifica quando non vi sono contrattazioni a mercato che possano definire un prezzo di scambio, determinando un vuoto nel grafico per quel livello di prezzo.

Gap UP & Gap DOWN
Gap UP & Gap DOWN
  • Saremo di fronte ad un Gap Up quando il prezzo di apertura di giornata è superiore al prezzo massimo registrato il giorno precedente.  
  • Viceversa, avremo un Gap Down quando il prezzo di apertura di giornata è inferiore al prezzo minimo registrato il giorno precedente.

Tuttavia, al variare dei time frame utilizzati per visualizzare un grafico di borsa questi price gap possono essere o meno visibili: sono generalmente più frequenti e quindi visibili su time frame giornalieri o intraday (M15, M30, H1, H4, Daily), meno frequenti su time frame di lungo periodo (Weekly, Montlhy).

Perché si verifica un Price Gap e cosa indica?

Le motivazioni che determinano questo fenomeno sono molteplici e possono dipendere sia da fattori interni che da fattori esterni ai mercati finanziari, dove per mercati finanziari intendiamo in questo caso l’insieme degli operatori che scambiano un particolare strumento finanziario per il quale si è verificato un gap di prezzo. Tra i fattori interni, quindi, vediamo:

  • Chiusura del mercato: il mercato è aperto 24 ore su 24, 5 giorni a settimana. Rimane chiuso durante il week-end e in corrispondenza delle festività nazionali. Se durante la chiusura formale del mercato si verificano fatti o avviene il rilascio di notizie importanti che interessano lo strumento sulla quale viene aperta una posizione, alla successiva apertura dei mercati si possono verificare gap per effetto della pressione delle contrattazioni al rialzo o al ribasso. Frequenti sono, ad esempio, i gap di apertura del lunedì dopo la chiusura del week-end, parte della settimana in cui solitamente le società (per il mercato azionario) utilizzano per dare importanti comunicazioni.  Permettono così agli investitori “di pensare bene a cosa fare durante tutto il week-end” e di evitare una speculazione ingiustificata sul titolo. Anche questo motivo, i gap sono meno frequente per quegli strumenti che sono tradati h24 (Forex/Valute) rispetto a quelli scambiati sui mercati regolamentati come le azioni della borsa che hanno orari di apertura e chiusura prestabiliti. (e.g. Borsa Italiana 9:00-18:00).  
  • Volatilità nelle contrattazioni: forti speculazioni, generate da flash news improvvise, possono generare una forte volatilità sul mercato tale da non permettere la fissazione di un prezzo di scambio tra gli operatori, determinando un salto dei livelli di prezzo.
  • Assenza di scambi: se non vi sono operatori in acquisto e controparti in vendita potrebbe non formarsi un prezzo di scambio. La mancanza di “liquidità del mercato” può in questo caso generare un salto nei livelli di prezzo, che si formerebbe solo in un secondo momento ad un livello maggiore o minore rispetto a quello di partenza o della precedente barra/candela.

Tra i fattori esterni, invece, abbiamo:

  • Rilascio dati aziendali: le aziende quotate sono tenute al rilascio continuo di dati sull’andamento della gestione a tutti gli investitori e spesso capita di non rispettare i target di profitto stabiliti in precedenza, di fatto registrando utili e/o staccando dividendi al di sopra o al di sotto delle aspettative degli analisti di mercato, generando quindi una forte volatilità nelle contrattazioni. Il perfezionamento di operazioni di finanza straordinaria, come fusioni e acquisizioni, la creazione di nuovi prodotti, servizi o brevetto di solito sono notizie prese molto positivamente dal mercato.   
  • Rilascio dati macroeconomici: le istituzioni finanziarie come le banche centrali e i governi da sempre generato volatilità sui mercati per le notizie rilasciate durante summit politici e conferenze stampa varie. Il rilascio di dati economici, sia a consuntivo che previsionali, su PIL, Inflazione, Disoccupazione e Tassi di Interesse (quindi sullo stato di salute di un’economia) possono impattare in maniera positiva o negativa sulle contrattazioni di mercato per le prospettive future che danno agli investitori.
  • Elezioni politiche e amministrative: la salita al potere di uno stato o di un particolare ente governativo o internazionale da parte di una figura piuttosto che un’altra impatta sui mercati per le prospettive relative alla linea d’azione avrà sull’economia. Molto spesso gli intenti vengono dichiarati agli elettori prima dell’elezione, vedi il caso delle elezioni presidenziali americane, quindi è possibile pronosticare la direzione economica che intende prendere un’amministrazione pubblica e un investitore può decidere di cambiare repentinamente view e trade a mercato.  
     

Questa suddivisione non è canonica, le cause che generano i gap di prezzo, come avrete intuito, sono spesso interconnesse, ma è utile alla comprensione delle motivazioni e soprattutto della direzione dalla quale provengono le cause che spiegano i gap di prezzo.

Tipologie di Price Gap

Introdotto il concetto di Price Gap e delle cause che li generano, elenchiamo di seguito le tipologie di gap che possono presentarsi sui nostri grafici di borsa: common gaps, breakway gaps, runaway gaps ed exhaustion gaps.

Tipologie di Price Gaps
Tipologie di Price Gaps

Vediamoli insieme:

  • common gaps (o gap comuni): sono gap che si formano all’interno di zone del grafico in cui è visibile una congestione del prezzo, ad esempio all’interno di un canale entro il quale il prezzo si trova ad oscillare da più giorni tra massimi e minimi ricorrenti. Il prezzo quindi si muove in una fase laterale ed eventuali “buchi” vengono solitamente colmati nel giro di poco tempo. È la forma di gap più comune e non ha implicazioni operative, ma va sicuramente monitorato perché spesso si trova in corrispondenza di zone di accumulo e distribuzione di posizioni, quindi occhio anche al volume negli scambi.
  • breakway gaps (o gap di rottura): questo tipo di gap si manifesta quando vi è la rottura di una fase laterale, di una zona congestione del prezzo, al completamente di figure tecniche significative (come un testa e spalle) e/o alla rottura di una trendline dinamica. È un segnale di discontinuità rispetto alla situazione precedente e se accompagnato a forti volumi nelle contrattazioni è indice dell’inizio di un forte movimento, quindi occhio ai volumi che accompagnano questa formazione per comprendere quanta forza avrà il movimento successivo del prezzo.
  • runaway gaps (o gap di continuazione): si manifestano all’interno di movimenti di prezzo già definiti, quindi all’interno di un trend rialzista o ribassista. Rappresenta un forte segnale di continuazione del trend in atto e si presentano solitamente a circa metà del movimento, per questo motivo vengono anche definiti measuring gaps (gap di misurazione). Non siamo in questo caso quindi di fronte ad aree di congestione o in concomitanza della conclusione e completamente di figure tecniche.
  • exhaustion gaps (o gap di esaurimento): si verificano solitamente al termine di un movimento pronunciato al rialzo o al ribasso e quando accompagnati da forti volumi indicano l’esaurimento della forza del trend e l’inizio di un movimento contrario. In questa fase i volumi negli scambi sono riferiti ai trader posizionati a favore del trend che stanno cercando di raggiungere gli ultimi target necessari a chiudere le posizioni. Questa figura è un forte segnale di possibile inversione di tendenza.

Differenza tra Gap e Lap

Infine, per completezza evidenziamo la differenza tra i price gap e i cosiddetti lap, figure apparentemente ugali.

Mentre per gap di prezzo intendiamo quella differenza tra il livello di prezzo massimo e livello di prezzo di apertura tra due candele o barre consecutive e che va a generare un area vuota nel grafico (il gap appunto), per lap è da intendersi la differenza tra il livello di prezzo di chiusura e il livello di prezzo di apertura di due candele o barre consecutive. I concetti sembrano simili, ma sono in realtà differenti, quindi inseriamo un’immagine per chiarivi le idee come vanno distinti gap e lap.  

Gap & Lap: differenze

Qual è quindi la differenza tra i gap e lap? I lap non danno necessariamente luogo al famoso “buco” nel grafico tra candele o barre consecutive poiché si costituiscono con il solo disallineamento tra prezzo di chiusura del giorno precedente con quello di apertura successivo. Quindi possono verificarsi anche quando la candela del giorno successivo rimane appunto nel range di prezzo di quella precedente.

Per ovvi motivi i lap sono figure molto più frequenti, meno “visibili” rispetto ai gap e non destano interesse ai fini operativi.

Conclusioni

Abbiamo visto in questo articolo il fenomeno del gap di prezzo sui grafici di borsa, da cosa possono essere generati e le diverse tipologie rinvenibili sul mercato, nonché la differenza tra gap e lap.
 
Nel prossimo articolo vedremo come interpretare i price gap secondo le teorie più diffuse e come utilizzarli come segnali operativi per le tue strategie operative.

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Bruno Falocco
Educatore Finanziario AIEF 2021 (n°iscrizione 797). Da sempre affascinato dal mondo degli investimenti. Studio la finanza, l’evoluzione dei mercati e le nuove tendenze dettate dal progresso tecnologico. Mi occupo di consulenza e direzione strategica d'impresa. Analista finanziario per Word2Invest.
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